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  • PQEDITORI PRESENTA: L’INTERVISTA IN ESCLUSIVA A GIANLUCA ACCIARINO

    Pubblicato il 6th luglio, 2011 pqeditori Nessun commento

    PQeditori presenta ai suoi lettori il maestro della scuola napoletana, il grande realizzatore del mondo fantasy – fantascientifico di Brandon, colui che ha trasformato Edoardo de Filippo in immagini, una delle matite più sensibili del panorama nazionale e non solo, siamo veramente onorati di presentarvi eclettico e visionario Gianluca Acciarino.

    Gianluca Acciarino, ci dica cosa l’ha spinta a diventare un fumettista?

    La passione per il disegno, e di conseguenza per il fumetto, coltivata sin da bambino, un po’ come tutti i disegnatori.

    Lei è uno dei maggiori esponenti della scuola napoletana, ma quali sono gli elementi caratteristici della suddetta scuola?
    Nel napoletano ci sono moltissimi disegnatori bravi. Se si parla di scuola napoletana come scuola stilistica non credo che esista davvero, perché ognuno segue i propri gusti e il proprio percorso ed è bello che sia così.

    Quale ritiene essere il punto di forza e il limite della scuola realista europea?

    Il cinema di oggi ci ha abituato ad una certa attenzioni ai particolari, diciamo che in generale, rispetto al passato, sappiamo di più come sono fatte le cose.Di conseguenza, molti autori si sono adeguati, cercando di stare al passo. Personalmente, penso che dei disegni realistici possano rendere più credibile la storia a chi la legge. Ma così gli tolgono anche immaginazione, in quanto il mondo che il lettore vede è già costruito.

    Ci può dire cosa ne pensa del tratto superoistico americano e dei manga nipponici?
    Mi piace tutto, se disegnato bene.

    Tra le varie testate, quale ritiene essere la più complessa dal punto di vista grafico?
    Ogni testata presenta le sue difficoltà. Non credo che esistano fumetti facili o difficili da disegnare. In un fantasy, ad esempio, ambientazione e costumi sono protagonisti e bisogna sviluppare una certa dimestichezza con effetti grafici per realizzare scene oniriche o nelle quali siano presenti incantesimi o altro. In un fumetto realistico invece, contemporaneo o storico che sia, ci si deve documentare parecchio. La scelta grafica non deve mai togliere credibilità a quello che leggiamo.

    E’ inevitabile per me chiederle a questo punto come nasce un disegno… Da cosa si parte?
    Non c’è un metodo. Ognuno fa come si sente più a suo agio.. C’è chi un disegno lo insegue, lo cerca tracciando molte linee ,dettato da una sorta di istinto, oppure chi disegna meccanicamente con linee sicure, come se il disegno già lo avesse in testa, quasi come se fosse una stampante. Comunque dipende anche dal tipo di disegno, dalla sua difficoltà per il disegnatore.

    Come è passare da realizzare Eduardo De Filippo a Brendon?
    Sono due cose completamente diverse. La teatralità da una parte e un disegno epico, spettacolare dove possibile, dall’altra.

    Nel corso degli anni molti fumetti italiani sono stati trasformati in serie animate o film, da Diabolik a Dylan Dog passando per Martin Mystere e Ratman, cosa ne pensa di queste produzioni?
    Non conosco queste opere, a parte Dylan Dog. L’ultimo film non mi è piaciuto affatto.

    Com’è fare fantascienza in Italia, visto che il cinema o la tv nostrana poco se ne occupa? Vi ispirate ai colossal d’oltreoceano?
    La domanda andrebbe fatta ai disegnatori che fanno fantascienza a tutti gli effetti. Brendon non è una serie propriamente di fantascienza. Ma credo che in generale ci si ispiri ai fumetti o, appunto, ai grandi film americani.

    Ci può parlare dei suoi progetti futuri?
    Per adesso sto lavorando ad un progetto storico-fantasy per il mercato francese.

    Di Garofalo Ivano

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