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  • PQeditori presenta: intervista in esclusiva a Giuseppe Palumbo

    Pubblicato il 25th giugno, 2011 pqeditori Nessun commento

    Oggi 25 Giugno, PQeditori è lieta di proporvi il maestro per eccellenza, colui che con il suo tratto rende l’impossibile reale, la mente che realizza le incredibili avventure vissute dal Re del Terrore. Ecco a voi Giuseppe Palumbo!

    1) Palumbo ci dica cosa la spinta a divenire un fumettista?

    La spinta è indefinibile;perchè i fumetti, e non solo lo scrivere e basta o il disegnare e basta? Forse perché faccio parte di una generazione per cui i fumetti sono stati molto di più che un puro intrattenimento. Sono stati una chance espressiva, uno spazio di definizione del sé e un modo per riscrivere il mondo.

    2) Vi è una scuola o un autore in particolare a cui si ispira, (forse a dire il vero si ispirava, visto che lei che fa scuola oggi)? E perche?

    Di scuole dovrei citarne troppe. Americana, italiana, francese, sudamericana e poi quella giapponese… Ma fare debiti non è poi uno sport internazionale? NON è forse l’unico international style? Meglio mixare che essere granitici.

    3) Lei è uno dei disegnatori più eclettici in Italia,forse dell’intero panorama europeo , ma quali sono gli elementi caratteristici del suo tratto?

    Direi l’espressività e il dinamismo. Ma temo di dire cose inadatte: l’autore deve sempre tacere a proposito di se stesso. Direi cose poco obiettive.

    4) Ramarro è il suo personaggio più famoso, come nasce l’idea di questo supereroe anomalo, soprattutto per il fumetto nostrano?

    Come dicevo, fare fumetti è stato qualcosa di più che inventarsi un supereroe. A distanza di tempo posso dire che Ramarro è stato anche puro divertimento ma è stato anche un modo per fare nell’unica maniera possibile il pelo e il contropelo a quello che vedevo (e vedo) intorno a me. L’ho fatto ridendo fino allo strazio, fino all’accecamento.

    5) Vanta numerose collaborazioni con case editrici straniere, Marvel e Dc su tutte, ma che ne pensa del tratto superoistico americano?

    Ho collaborato solo a una piccola porzione di lavoro per DC e ho fatto qualche copertina per Marvel Italia. Poca roba per poter sparare a zero sui miei colleghi. Amo poco l’attuale deriva finto iperrealistica inaugurata da Alex Ross, ma è veramente un problema mio e un dato generazionale.

    6) Nell’anno 2000 è entrato nello staff Astorina, come è stato il suo primo impatto con il Re del terrore?

    Lavorare su Diabolik è stato un fatto inaspettato e assolutamente fortunato. Sono entrato subito in linea con il personaggio e con il gruppo di lavoro. D’altronde erano richiesti precisione nei dettagli, espressività e dinamismo nel disegno per cui ….

    7) Ha lavorato, anche, su un altro mostro sacro del fumetto nostrano, Martin Mystere, cosa conserva di quell’esperienza?

    Di Martin Mystere ricordo il divertimento di giocare con la Storia, quella con la “S” maiuscola. Essendo un archeologo in erba, disegnare le avventure di un archeologo che non mette la Storia alla berlina ma che si diverte a trovarne tessiture inedite, è stato un bel lavorare.

    Cosa ne pensa della serie animata Diabolik?

    La conosco troppo poco. Di sicuro ha portato un nuovo pubblico, più giovane, al già vasto pubblico di Diabolik…

    9) Secondo lei quali resta dopo tanti decenni il punto di forza di Diabolik?

    La semplicità in una struttura narrativa abbastanza complessa. Per questo è facile per chiunque assimilare e ricordare anche solo qualcosa del personaggio e del suo mondo ed è così difficile (ma non impossibile) scriverne nuove storie dopo 50 anni di pubblicazione. Il suo essere basic è la sua forza.

    10) In conclusione ci può parlare dei suoi progetti futuri?

    Progetti futuri riguardano i prossimi due speciali di DK in vista del cinquantenario, ma ho in uscita per Comma22 un nuovo esperimento: un saggio di storia della antichità dedicato a Scipione e a Spartaco, scritto dal professor Luciano Curreri dell’università di Liegi, e disegnato e adattato da me. Titolo: L’Elmo e la Rivolta. Una lettura forse difficile, ma non inutile per chi non abbia occhi e neuroni già troppo stanchi.

    Di Garofalo Ivano e Vitolo Pasquale

     

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