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  • PQEDITORI PRESENTA: IN ESCLUSIVA L’INTERVISTA A PASQUALE RUJU

    Pubblicato il 2nd luglio, 2011 pqeditori Nessun commento
    Pqeditori oggi vi presenta uno dei maggiori sceneggiatori che il nostro paese ha avuto la fortuna di generare, un maestro della suspense e del thriller come se ne vedono pochi nel panorama continentale, capace di offre il suo talento alle più importanti testate di casa Bonelli lasciando in ognuna il suo marchio.
    Abbiamo l’onore di avere come ospite il grande Pasquale Ruju.
     

    • Ci parla della sua formazione culturale?

    • Liceo classico e laurea in architettura… Niente a che fare con il fumetto. Una formazione che comunque mi è stata utile, dandomi un metodo di lavoro che uso tuttora per sceneggiare (ebbene sì, la vita di uno sceneggiatore e quella di uno studente universitario non sono poi così diverse).

    • Prima di essere uno scrittore di fumetti lei è un attore e un doppiatore, ci parli delle sue esperienze?

    • Ho fatto una scuola di recitazione, durante l’università, e poi una di cinema. All’inizio era una specie di hobby. Ne è nata però una vera passione, che è poi diventata il mio primo lavoro. Sono passato dal teatro al doppiaggio qualche anno più tardi, dopo alcune esperienze da filmaker.

    • Come è giunto nel mondo del fumetto?

    • Proprio grazie ad alcuni cortometraggi, che a suo tempo mostrai ad Antonio Serra e a Mauro Marcheselli. Mi fu data la possibilità di provare a sceneggiare fumetti, e da lì…

    • Lei oggi è uno degli autori cardine di Dylan Dog ma quale è stato il primo impatto con il personaggio?

    • Ottimo, devo dire. Prima di lavorarci, ero un lettore della prima ora di DyD, per cui conoscevo a menadito il personaggio e la serie. Ovviamente c’è voluto un po’ di “apprendistato”, ma sostanzialmente non ho avuto grossi problemi a confrontarmici..

    • Da dove prende spunto, ispirazione, per la costruzione dei suoi intrecci narrativi?

    • Da qualunque cosa. Leggo molto (libri, oltre ai fumetti), viaggio, gioco con la playstation, vado al cinema, esco con gli amici, con le ragazze… Non si può scrivere senza nutrirsi di scrittura, poesia, immagini, emozioni. Di vita, insomma!

    • Le sue storie DD sono molto diverse da quello di molti altri autori della serie, sono fortemente tendenti ad un mix tra giallo ed azione, e meno introspettive, perchè questa scelta?

    • Ogni autore ha delle proprie caratteristiche che porta nel lavoro. Dylan Dog fortunatamente è un personaggio che consente una scrittura avventurosa ma anche intimista, gialla ma anche psicologica. In ogni caso, luoghi comuni a parte, non tutte le mie storie sono uguali, soprattutto se parliamo di Dylan. Demian e Cassidy invece possono tranquillamente essere definite serie d’azione.

    • Costruire quel turbine di battute che caratterizzano Groucho dopo cinque lustri, che difficoltà comporta, sappiamo che altri autori poco lo digeriscono?

    • Fa parte del lavoro, scrivere le battute. E quelle che non si inventano, si rielaborano. A me piace, ma c’è chi è più bravo del sottoscritto. Tito Faraci, ad esempio.

    • Lei che rapporto ha con i disegnatori?

    • Di solito buono, anche se spesso, per motivi di distanza fisica, non ci si vede e non ci si sente quanto si vorrebbe.

    • Lei ha lavorato anche su Dampyr. Che differenze ci solo tra le due testate?

    • Le differenze fra i personaggi sono ovvie, così come quelle fra il mondo di Dylan e quello di Harlan. Dal mio punto di vista, ho cercato di “mettermi al servizio” di entrambi i personaggi, senza perdere le mie caratteristiche di sceneggiatore. Per fortuna, Dampyr è un fumetto assolutamente nelle mie corde.
    • Ci parli dei suoi progetti futuri?

      Per il momento sto lavorando ad alcune storie di Tex, oltre che a Dylan. E poi, a un paio di film… Ma è ancora un po’ presto per parlarne. Magari dopo l’estate.
      Un saluto da Pasquale!
    Di Garofalo Ivano
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