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  • PQeditori presenta in esclusiva l’intervista a Andrea Del Campo

    Pubblicato il 28th giugno, 2011 pqeditori Nessun commento

    Oggi PQeditore è lieta di presentare al suo pubblico, in esclusiva, una nuova giovane e talentuosa matita Catanese, che già si era messa in luce con Valter Buoi, ma che adesso approda alla serie meglio realizzata d’Italia, Dampyr. Miei cari figli della notte vi presento Andrea Del Campo, che con i suoi toni neri e cupi ci sa trasmettere veri brividi di orrore.

    1) Ci racconti cosa l’ha spinta a intraprendere la carriera da fumettista?

    La scintilla è scattata quando avevo circa 11 anni, durante un estate bloccato a letto perché infortunato, incominciai a  leggere numerosi fumetti, e da li si sviluppo la passione per questo mondo.

    2) A quale scuola grafica o autore si ispira in particolare?

    Mi ispiro a vari autori e scuole grafiche cercando di raccogliere il meglio da ognuna. Tra le varie scuole grafiche mi ispiro alla scuola salernitana con Brindisi, De Angelis, ma anche ad opere più sintetiche, come i lavori di Alex Toth, che disegna tutto segna disegnare nulla.  Molto, poi, dipende dalla testata con cui si collabora, ad esempio su Dampyr è richiesto un disegno molto particolareggiato, estremamente tecnico, ed anche io cerco di proporre questo stile per incontrare quelli che sono i gusti dei lettori.

    3) Qual è il personaggio più complesso, dal punto di vista tecnico, da rappresentare?

    Tutti e nessuno! Molto dipende dal feeling con il personaggio.  Uno dei più complessi è Martin Mystere,  perché ha un volto rettangolare, quasi un parallelepipedo, e bisogna renderlo spigolo il giusto, senza trasformarlo in una maschera, anche Dylan Dog presenta le sue difficoltà.

    4)      Lei fa parte della testata di Dampyr ci racconti il primo impatto con il personaggio?

    Positivo, mi sono subito trovato bene,  perché ho la possibilità di collaborare con lo stesso sceneggiatore con il quale ho realizzato Valter Buio, per quanto riguarda la resa grafica del personaggio,  sto  guardando le interpretazioni di Stefano Andreucci.

    5) Qualora vi sono problemi sulla realizzazione di una tavola, tra la redazioni , lo sceneggiatore e il disegnatore come cercate di dirimere le divergenze?

    Qualora ci sono dei contrasti si cerca di dialogare con lo sceneggiatore, per capire quale può essere la soluzione migliore, molto dipende dalle persone, per quanto mi riguarda l’ultima parola spetta allo sceneggiatore e all’editore che hanno molto più esperienza di me.

    6) Dove risiede la chiave del successo di Dampyr?

    La chiave del successo sta nel mix tra avventura e azione, azione nel senso classico del termine, ovvero, sparatorie, inseguimenti, ecc…  Inoltre,la capacità di creare  atmosfere gotiche ed horror,che si uniscono molto spesso con il folklore popolare, anche italiano,  dei luoghi che vengono visitati HARLAN DRAKA, creando ambientazioni molto suggestive. Personalmente ho patito la mancanza alle sceneggiature di Colombo, perché scavava molto di più nell’aspetto umano dei personaggi rispetto al solito, e questo mi intrigava.

    7) Un punto di forza di Dampyr sta nella continuity degli intrecci narrativi, come cerca di far collimare il suo tratto con quello degli altri disegnatori che l’hanno preceduta?

    In realtà questa esigenza non esiste, in quanto ogni autore conserva il proprio tratto, ovviamente considerando la natura del fumetto, si prediligono le atmosfere  cupe, con molti neri, e molte ombre. Cercare di mantenere un tratto solare, fatto con linea chiara, non sarebbe appropriato su questa testata, però ognuno conserva il suo tratto, basta guardare i lavori di Luca Russo ed Andreucci, dove and reucci usa moltissimo tratteggio, mentre  Luca Russo usa un bianco e nero sinteticissimo, tecnicamente sono su due pianeti diversi, eppure lavorano sulla stessa testata.

    Secondo lei cosa manca a Dampyr per raggiungere i livelli di vendita di mostri sacri quali Tex e Dylan Dog?

    E’ difficile dirlo Tex e Dylan Dog hanno una vita editoriale molto lunga, molti lettori sono cresciuti con queste testate, si è istaurato un rapporto affettivo tra il personaggio e il lettore. Inoltre, Dylan Dog è stato un grande successo editoriale  degli anni ottanta, perché  Sclavi ha tirato fuori il personaggio che ha saputo bene cavalcare la moda horror di quegli anni.

    9) Cosa ne pensa del film ispirato a Dylan Dog?

    Mah… io non ho visto il film, quindi non posso esprimere giudizi, ma se è simile al telefilm Baffy, forse mi piacerà.

    10) In conclusione sta lavorando su altri progetti per Bonelli o al di fuori di Bonelli?

    Al momento mi sto concentrando su Dampyr, le altre proposte , che ho ricevuto da altre case editrici per il momento le ho congelate, perché il mio intendo è dedicarmi totalmente al mezzosangue nato dalla penna di Boselli e Colombo.

    Si ringrazia per la realizzazione di questa intervista e di quelle realizzate a Val. Romeo e Luca Raimondo la cortese collaborazione degli organizzatori del Cavacon, in particolare di Pietro Balzano e Manuel Lupi.

    Di Garofalo Ivano e Vitolo Pasquale

     

     

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