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  • PQEDITORI PRESENTA IN ESCLUSIVA: GIUSEPPE “IKO” RICCIARDI

    Pubblicato il 30th luglio, 2011 pqeditori Nessun commento

    PQeditori oggi vi trasporterà alla scoperta di un disegnatore, che con il suo tratto elegante e pulito riesce a rendere personaggi e paesaggi con una chiarezza e una bellezza, che sembra uno spreco confinarli in piccole vignette. Siamo onorati di ospitare sulle nostre pagine l’inimitabile: Giuseppe Iko Ricciardi.

    CI PARLI DELLA SUA FORMAZIONE

    Giuseppe Ricciardi: Ho frequentato il liceo artistico e per un po’, anche, l’accademia delle belle arti, fondamentale è stata per la mia formazione la conoscenza con Mario Punzo, che mi ha impartito le prime dritte su questo mondo. Posso dire che quest’incontro è stato fondamentale, perché all’epoca nel sud-italia non vi erano scuole, che formavano i giovani, e approcciare questo mondo da autodidatta era molto difficile.

    A QUALE SCUOLA GRAFICA O ARTISTA SI ISPIRA O SI ISPIRAVA

    Giuseppe Ricciardi: Per realizzare le tastate Bonelli mi sono ispirato a Claudio Villa, attuale copertinista di Tex, in particolare amo il suo tratto classico e preciso. All’inizio ho cercato dei riferimenti grafici anche in altri autori, come Brindisi e gli esponenti della scuola salernitana, cercando di carpire quelli che erano gli elementi migliori, che caratterizzavano il loro stile.

    QUALE RITIENE ESSERE L’ELEMENTO O GLI ELEMENTI CARATTERIZZANTI DEL SUO TRATTO

    Giuseppe Ricciardi: Quando entrai alla Bonelli mi venne affidata la realizzazione di una serie, Brendon, che sotto il profilo grafico era la  più innovativa. Essendo una testata fantasy ho potuto dare grande risalto alle ambientazioni, così riuscendo a sviluppare la mia passione per gli sfondi, che di solito vengono trascurati nel fumetto realista. Quest’aspetto del mio tratto è stato apprezzato in particolar modo sul mercato francese.

    CI PARLI DELLE PRIME ESPERIENZE DA DISEGNATORE

    Giuseppe Ricciardi: La primissima esperienza, fu quella di matitista per Fabrizio Faina, disegnatore della Squalo; attraverso varie conoscenze incominciai a lavorare per l’Intrepido, per il quale realizzai diverse storie. Dopo la chiusura dell’Intrepido realizzai una commedia di Eduardo De Filippo a fumetti. A seguito di questa esperienza venni assunto da Bonelli.

    CI PARLI DELLA SUA ESPERIENZA DA DOCENTE

    Giuseppe Ricciardi: Nel periodo iniziale della scuola del fumetto di Napoli, il fondatore  Mario Punzo mi propose quest’esperienza. Ho lavorato presso l’Accademia per cinque anni, periodo abbastanza piacevole, durante il quale cercavo di indicare ai miei allievi la giusta direzione artistica. Soprattutto, perché, all’epoca il mercato non era aperto come adesso, in quanto era molto difficile avere relazioni con editori stranieri. Quindi se un disegnatore voleva lavorare doveva puntare sul tratto realista, che è quello tipicamente italiano, piuttosto, che sullo stile Manga o Superoistico. 

    CI RACCONTI L’INCONTRO CON CHIAVEROTTI E LA SUA CREATURA “BRENDON”

    Giuseppe Ricciardi: Le mie prime tavole Bonelli furono per Nick Raider, ma lo staff della testata era al completo. Qualche mese dopo venni contattato da Chiaverotti, che aveva trovato in archivio i miei lavori e avendone apprezzato lo stile scenografico decise di propormi questa collaborazione. Il rapporto tra di noi è idilliaco, in quanto lascia ampio spazio alla mia creatività.

    QUALE PERSONAGGIO NON HA ANCORA REALIZZATO, MA VORREBBE REALIZZARE E PERCHE’

    Giuseppe Ricciardi: Da questo punto di vista devo ritenermi molto fortunato, perché ho sempre ammirato le testate come Tex e Dylan Dog, quindi già lavorare sui personaggi Bonelli era la realizzazione di un sogno. Prima di lavorare su Brendon mi sarebbe piaciuto realizzare Nathan Never, per le sue ambientazioni futuristiche, ma da quando ho conosciuto la testata di Chiaverotti ho avuto la possibilità di realizzare un personaggio, che in ogni albo cambiava radicalmente scenario, il che per me è il massimo, in quanto in ogni storia posso creare e modellare ambientazioni e sfondi, il che si sposa perfettamente con il mio disegno scenografico. Per quanto riguarda le produzioni straniere mi vedo più come lettore che come illustratore.

    QUANDO CI SONO CONTRASTI TRA IL DISEGNATORE, LO SCENEGGIATORE O LA REDAZIONE COME RISOLVETE IL PROBLEMA

    Giuseppe Ricciardi: Potrà sembrare strano, ma dal primo albo di Brendon all’ultima tavola di Tenebres ho avuto pochissimi problemi. E’ capitato, alcune volte, di modificare qualche vignetta o fare dei leggeri cambiamenti ad una tavola, ma sono sempre stati degli interventi limitati e mirati.

    SECONDO LEI QUALI SONO I PUNTI DI CRITICITA’ PER LA REALIZZAZIONE DI UNA TAVOLA

    Giuseppe Ricciardi: Quando padroneggi le varie tecniche del disegno, conosci bene le regole della prospettiva e dell’anatomia, è difficile che si presentino delle problematiche. Forse il vero elemento di criticità sta nei tempi, in quanto personalmente lavorerei all’infinito su una tavola, ma l’editore ha la necessità di portare il fumetto in edicola e quindi mi dà delle scadenze, che a volte mi costringono ad accelerare il mio lavoro.

    CI PARLI DEI SUOI PROGETTI FUTURI

    Giuseppe Ricciardi: Attualmente il mio progetto futuro è ultimare la serie Tenebres, fumetto fantasy realizzato per il mercato francese. Devo dire, che ultimamente sempre più editori stranieri vengono a cercare disegnatori italiani, quindi in qualsiasi momento si possono aprire prospettive su questo mercato globale.

    Di Garofalo Ivano e Vitolo Pasquale

     

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