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  • PQEDITORI PRESENTA IN ESCLUSIVA: ALESSANDRO BONI

    Pubblicato il 25th agosto, 2011 pqeditori Nessun commento
    Oggi vi presentiamo uno straordinario disegnatore e sceneggiatore mantovano, autore di alcune straordinarie graphic novel, nelle quali riesce a miscelare azione adrenalinica e sensualità, il tutto tradotto con un tratto a dir poco unico e di grande impatto visivi.
    Vi presentiamo l’eccelso Alessandro Boni
    Ci parli della sua formazione culturale
    S. era un semplice Ragioniere della “Bassa”* che negli anni ’80 ha iniziato a leggere Dylan Dog convinto che avrebbe potuto smettere in qualsiasi momento.
    E forse questa cosa potevamo considerarla anche vera. Perche’ negli anni ’90, quando “tutti” ormai leggevano Dylan Dog, il Ragioniere bastian contrario per natura, aveva smesso…….
    ………. Per passare a qualcosa di più pesante.
    Si dice che nelle scuole delle grandi citta’ circoli “di ogni…..” e per un povero provinciale cadere nelle tentazioni della “brutta bestia” e’ facilissimo.
    E fu così che il nostro S. recatosi a “la Scuola di fumetto” di Milano  scoprì autori americani come Morrison, Miller, Moore, Gaiman che presi in piccole dosi (usciva un fumetto all’anno… ma quanto erano lunghi a lavorare ????) e mescolati ad artisti “pittorici” come Sienckiewicz, McKean, Mignola, Miller, (ancora?!?!??!), Lloyd (un nome una “assicurazione”), creavano “viaggi” mentali molto più intensi ed emozionanti.
    Al punto che quel poco che si trovava in circolazione non bastava più a placare l’astinenza.
    Il Ragioniere per appagare questa sete di sogni, inizio’ così ad acquistare tutto quello che trovava da Tex a nonna Abelarda e Soldino (50° ristampa) trovati dentro le buste con il giocattolino per i bambini.
    Ancora oggi i gestori (ormai in pensione) delle tre edicole presenti allora al suo paese, quando lo incontrano per strada, sorridenti sulle loro auto di lusso, lo salutano e lo ringraziano. Per non parlare dei gestori dei video noleggi. Uno di essi lo ha persino invitato a trascorrere qualche giorno nella sua villa a Montecarlo pagata grazie a quel ragazzo che ogni giorno divorava film su film.
    Finche’ un giorno il nostro eroe senza il becco di un quattrino sfrutto’ i testi universitari della sua compagna di sventure (nonche’ attuale moglie) per dedicarsi alla “comunicazione” scoprendo altri mondi abitati da esseri come il Coolhunter, l’Art Director, e  Pubblicitari di ogni specie.
    Mise insieme la sua passione per i media che fanno sognare ( letteratura, cinema, e fumetto in ordine di importanza) con le suddette figure mitologiche e ne fece un mestiere.
    *(ndr. Bassa: termine per indicare quella parte di Pianura Padana bagnata dal fiume Po un tempo zona paludosa e caratterizzata ancora oggi da un’alta densita’ di zanzare per mq.)
    A quale scuola grafica o artisti si ispira in particolare
    Tutte e nessuna. Quando scrivo una storia cerco semplicemente di disegnarla in funzione del suo contenuto. Calcolo da buon ragioniere i limiti del mio budget artistico (mi sembrano sempre troppi ancora oggi) e mi guardo attorno per capire come altri più bravi di me hanno affrontato il problema nella mia situazione. In pratica cerco di utilizzare la miglior logica di qualsiasi genere e corrente indipendentemente questa venga dal fumetto, cinema, pittura, o letteratura ecc….
    E’ come  se tu amassi una bellissima donna che si concede a tutti tranne che a te. Ogni volta che credi di aver rubato il suo cuore lei ti volta le spalle e te la ritrovi con le braccia al collo di un altro.  Prima o poi ti chiedi quell’altro cosa ha di così interessante e quando lo scopri cerchi di farlo tuo senza pero’ snaturare il tuo “essere”…semplicemente arricchendo te stesso.
     Heart of Chastity è stato il suo primo lavoro, cosa ricorda
    A) L’entusiasmo che avevo: dormivo solo poche ore al mese per concludere i vari volumi.
    A-bis) Il fisico che avevo: riuscivo a dormire poche ore al mese per concludere i vari volumi.
    B) L’ingenuita’: pensare di esordire con una storia di 276 pagine e’ da folli.
    C) La voglia di sperimentare: a livello narrativo mescolavo generi, stili, influenze con una disinvoltura a volte spregiudicata. Ma penso , corretta qualche ingenuità grafica, ancora oggi, efficace.
    Ci parli del lavoro svolto per il comics for Africa
    Due anni fa, come tanti disegnatori, fui contattato da Roberto Riccio (promotore dell’iniziativa) per una eventuale donazione di mie tavole originali alla causa.
    Dopo uno scambio di mail (e immagino una serie di rifiuti da parte di altri artisti più importanti e bravi di me- qui sorrido e strizzo l’occhio;-) Roberto mi sottopose il progetto di Jua Africa.
    Inizialmente furono solo una serie di prove e disegni preparatori per la realizzazione del testimonial dell’associazione, appunto Jua (tradot. Sole d’Africa): Una sorta di Avventuriera di professione fotografa che si reca spesso in Tanzania.
    Prove che l’anno scorso divennero manifesti, brochure e pannelli illustrativi e ad oggi una serie di circa 30 illustrazioni (ce ne saranno molte altre) ispirate da racconti reali vissuti da Roberto stesso nei suoi viaggi in Tanzania. L’intenzione e’ quella di realizzare nel prossimo futuro, un volume composto in parte da racconti illustrati e in parte tavole di fumetto con protagonista Jua.
    Temo di non poter andare oltre…. per ora…
    Di fatto ho sposato senza riserve la causa. Non voglio “insegnare” ai miei bambini che al mondo nonostante si abbia tutto si e’ costantemente stressati e insoddisfatti (come sovente accade nei paesi come il nostro). Preferisco vedano che esiste anche un mondo dove nonostante non si abbia nulla (a volte nemmeno la speranza) i bambini sono sempre pronti a regalarti un sorriso. Da una riflessione come questa i due mondi non possono che giovarne reciprocamente. Chi in un modo e chi nell’altro.
    Lei è anche sceneggiatore, come nasce una graphic novel nella sua mente
    … come Ofelia lasciarsi trasportare dalle acque: ” Le sue vesti, gonfiandosi sull’acqua, l’han sostenuta per un poco a galla, nel mentre ch’ella, come una sirena, cantava spunti d’antiche canzoni, come incosciente della sua sciagura o come una creatura d’altro regno e familiare con quell’elemento.” (Amleto)
    Generalmente l’idea nasce da una o piu’ intuizioni, un fatto di cronaca, uno stato d’animo o addirittura una semplice immagine. Come e’ successo nel caso di “Melting pulp vol.1″.
    Lavoro a 12 km. da casa e per recarmi in ufficio puntualmente impiego quasi mezz’ora a causa dell’immancabile “trasporto eccezionale” che fa marciare a passo d’uomo i poveri pendolari come me. Esaurito il mio vocabolario di imprecazioni, stanco di arrivare già stressato in ufficio e soprattutto trattenendomi dall’interpretare il sequel di “un giorno di ordinaria follia”, ho focalizzato e incanalato tutta la mia rabbia sul logo della multinazionale  riportato sui suddetti camion.
    Così e’ nata la Biopsan del mio fumetto: una multinazionale che scarica  sostanze non troppo lecite nel grande fiume, causa di tutte le disgrazie che colpiscono la piccola cittadina del racconto.
    trovati gli spunti, un po’ di spago, Il resto poi viene da solo.
    Generalmente in stesura non vado oltre ad una sorta di “Brogliaccio” per poi costruire la sceneggiatura in fase esecutiva del disegno e montaggio tavola. In questo modo non so mai cosa succederà la pagina successiva e tengo alta la mia attenzione quasi fossi un lettore.
    lascio spazio alle intuizioni o citazioni che contraddistinguono nel bene e nel male il mio lavoro applicando la teoria dell’abbandono sopra citata.
    Mi piace sorprendermi mantenendo quell’ingenuita’ e meraviglia che da piccolo vivevo leggendo i fumetti degli altri.
    “ODDIO” magari artisticamente un giorno faro’ la fine di Ofelia… ma sarà comunque molto più romantico che vivere più a lungo con le vesti di Polonio.
    Vi è un personaggio del fumetto nazionale o internazionale che vorrebbe interpretare
    Elektra Natchios… Ma dubito che un qualsiasi responsabile del Casting mi faccia passare anche un provino preliminare per quel ruolo in un film. Mi manca le “fisique du role”.
    A parte gli scherzi: tutti se pagato decentemente. Per Elektra pagherei io…. pur di farla ritornare quel bellissimo, spietatissimo, androgino, tormentato personaggio inventato e raccontato da Miller.
    Cosa pensa dell’attuale situazione del fumetto made in italy
    Penso ci siano tanti, tantissimi, anzi troppi artisti bravissimi. “Troppi” nel senso che ormai sono quasi piu’ dei lettori e questo costituisce un problema per la sopravvivenza della specie.
    Sappiamo che lavora anche alla progettazione di gadget, qual’è la peculiarità di questa forma espressiva
    Non ritengo il “Gadget” una forma espressiva. Anzi azzarderei definirlo banalmente una industria votata al puro commercio. La velocità di progettazione e soprattutto quella di esecuzione sono caratteristiche fondamentali di questo tipo di lavoro. In quanto i tempi e i costi sono fattori determinanti nel processo creativo.
    Ci parli dei suoi progetti futuri
    Principalmente portare a termine il mio secondo volume Dead by Dawn e il lavoro su Jua Africa… ma tendenzialmente non faccio programmi che vadano oltre  le 24 ore.
    Di Garofalo Ivano
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