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  • SPECIAL ANTONIO BIFULCO: IL MOVIMENTO

    Pubblicato il 17th settembre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Vi presentiamo l’ultima parte dello speciale sull’artista napoletano, che ha fatto proseliti negli USA, il nostro amico Antonio Bifulco vi introdurrà nel mondo della tecnica del disegno, in particolare in un degli aspetti più complessi da realizzare, il movimento.

    Antonio Bifulco: Riuscire a comunicare il movimento è sempre stata materia ostica per generazioni di disegnatori. Riuscire a dare il senso del movimento ad una figura non è cosa semplice, a parte le linee cinetiche del cui utilizzo i giapponesi sono maestri, può capitare che mentre si realizza il disegno questa sensazione sembra essersi trasmessa alle figure, ma durante la fase di “ripulitura”, il tutto può apparire più statico. Riuscire a mantenere questo senso di movimento si collega ad un grande studio dal vivo, di quelli che possono essere i gesti del corpo umano o di un animale e in generale di tutto il mondo che ci circonda. Dal punto di vista tecnico si deve tenere attenzione allo spazio, alla struttura stessa delle vignette, all’ambientazione e alle giuste dimensioni e posizioni che deve avere la figura in movimento. In effetti non credo che vi sia una regola teorizzabile e valida in assoluto, l’unica cosa possibile è disegnare figure in movimento e studiare il reale movimento delle cose, finche non ci sembra di raggiungere il risultato voluto.

    Di Garofalo Ivano e Vitolo Pasquale

  • PQEDITORI IN ESCLUSIVA PRESENTA: ANTONIO BIFULCO

    Pubblicato il 13th settembre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Ci parli della sua formazione

    Antonio Bifulco: Dopo essermi diplomato al liceo classico mi iscrissi alla facoltà di scienze naturali. Mentre frequentavo il secondo anno, venni convinto da alcuni amici ad iscrivermi all’accademia. Durante il periodo dell’accademia conobbi Ernesto Pugliese, disegnatore di Brendon che mi diede numerose indicazioni sul disegno e sul mondo del fumetto, ed ancora oggi lo definisco il mio supervisore esterno.

    A quale scuola grafica o artista si ispira

    Antonio Bifulco: All’inizio della mia carriera mi ispiravo a vari disegnatori americani come Micheal Turner, Jim Lee, e ai disegnatori di corpi femminili come Campbell, Adam Hughes; successivamente approfondendo gli studi anatomici ho riscoperto disegnatori italiani come Claudio Villa e il mio maestro Ernesto Pugliese che in un primo momento avevo tenuto in secondo piano, a questi ho affiancato anche alcuni autori della corrente realista americana ed inglese.

    Quale ritiene essere l’elemento attrattivo del tratto supereroi stico

    Antonio Bifulco: Il dinamismo, come diceva Manara in occasione del suo lavoro con Claremont sugli X-Men, l’elemento più difficile da approcciare nel comics è il dinamismo dei personaggi e delle tavole. Quando si guarda un film prettamente americano lo spettatore deve rimanere incollato alla sedia per seguire il susseguirsi delle scene, lo stesso concetto è visibile anche nel mondo del fumetto americano.

    Quale ritiene essere l’elemento caratterizzante del suo tratto

    Antonio Bifulco: Quando ero all’inizio della mia carriera la cose che mi venivano, quasi sempre, poste come “punti di forza” delle  mie tavole erano il lay-out e la cura dei dettagli, per quanto riguardava il primo ci si riferiva, in particolare, alla capacità di rendere immediatamente leggibili le azioni/avvenimenti principali della tavola nel modo più naturale, scorrevole e rapido possibile. Per quanto riguardava il secondo ci si riferiva alla particolare cura o quantità di dettagli più “subdoli” che riuscivo ad infilare in ogni singola vignetta o nella totalità della tavola che aiutavano il lettore a meglio comprendere aspetti meno evidenti o meno immediati di ciò che veniva raccontato nella tavola. Come già menzionato in precedenza ho sempre cercato di dare massima importanza al lay-out in qualità di base di partenza  e struttura portante della tavola.

    Ci parli delle sue prime esperienze professionali

    Antonio Bifulco: La prima esperienza professionale è stata presso una piccola casa editrice di Aversa (provincia di Caserta), dove entrai come chinatore e colorista, per poi passare al layout e alle matite. Presso questa casa editrice sono stato colorista in una testata, matitista in un’altra e layouter in una terza; le produzioni erano abbastanza varie, si andava dal supereroi stico al fantasy per approdare a testate a tema storico e western. Dal punto di vista editoriale l’esperienza non fu straordinaria, perché la distribuzione degli albi fu alquanto circoscritta, ma mi permise di partecipare a manifestazioni e convention come addetto ai lavori e non semplice lettore. La qual cosa mi permise di stringere i rapporti con i primi editori importanti.

    Lei ha lavorato con realtà estere molto importanti, come è relazionarsi con certi colossi del settore

    Antonio Bifulco: Il primo incarico per un editore estero fu per la Universal come Concept Artist, si trattava di una produzione cinematografica, per me significava affrontare un lavoro nuovo rispetto alla mia esperienza avuta con il fumetto. Inoltre lavorare con gli americani, in particolare con certi colossi incute sempre un po’ di timore, ma l’esperienza fu molto positiva. Successivamente ho lavorato per la DC Comics con lo sceneggiatore John Escobales e numerose collaborazioni freelance con case editrici più o meno importanti. La cosa che più mi ha colpito è stata la grande richiesta di tavole in tempi ristretti, senza però intaccare la qualità del lavoro.

    Ci parli del suo ultimo lavoro Tales from Neverland

    Antonio Bifulco: Durante il San Diego Comic-Con del 2009 mi venne proposto dalla Zanescope di realizzare Agon, attualmente questa serie è stata sospesa in attesa di un periodo editoriale più favorevole. Contemporaneamente mi occupavo come caracter desiner dei personaggi della serie Neverland. Al New York Comic-Con del 2010 la Zanescope mi propose di lavorare su Tales from Neverland. Appena tornai a casa cominciai a realizzare il lavoro, in quanto i tempi erano molto ristretti, tant’è vero che alcune tavole sono state affidate ad un altra disegnatrice europea. Lavorare su questa miniserie è stato molto gratificante, perché la copertina è di Al Rio che è un dei miei disegnatori preferiti.

    Quando vi sono contrasti sulla realizzazione di una tavola tra il disegnatore, lo sceneggiatore o la redazione come si cerca di risolvere la problematica

    Antonio Bifulco: Per antonomasia l’editore ha sempre l’ultima parola, in quanto è lui che investe sul progetto e applica la sua etichetta all’opera. Di solito, la discussione si riduce tra lo sceneggiatore e il disegnatore, dove il disegnatore propone alcuni esempi su come sia possibile realizzare la cosa e si riesce a capire qual è il modo migliore di farla, ovviamente quando lo sceneggiatore o l’editore si puntano su una data vignetta il disegnatore deve cercarli di accontentarli.

    Cosa ne pensa delle trasposizioni cinematografiche dei fumetti

    Antonio Bifulco: Il cinema sta dando una grande mano al fumetto, in quanto riesce ad avvicinare un pubblico vastissimo ai nuovi personaggi o filoni narrativi. Ovviamente, quando si affrontano personaggi come Spiderman, I Fantastici 4 o nel cosa più italiano Dylan Dog, sono personaggi che hanno una genealogia molto complessa, che derivano da periodi culturali e filoni artistici anche molto lontani nel tempo, il che rende molto difficile realizzare un prodotto che metta d’accordo i vari tipi di fan. Sono convinto che i film tratti dai fumetti hanno il compito di attrarre nuova gente verso un dato personaggio,e non solo chi già lo conosceva e lo amava attraverso i fumetti. Inoltre, i fan di un dato eroe di carta dovrebbero essere soddisfatti di vedere che grandi mayor investano tanto tempo e risorse per dar vita all’eroe preferito.

    Ci parli dei sui progetti futuri

    Antonio Bifulco: Attualmente sto lavorando su “The Complex” con lo sceneggiatore Ryan Matta per Image, del quale abbiamo ultimato il primo numero, questo progetto mi terrà occupato ancora per un po’ di tempo. L’altro progetto al quale mi sto dedicando è per la DC con la collaborazione di Escobales alla sceneggiatura, al momento non posso dire molto, tranne che non sarà un superoistico, ma si svolge in quella parte dell’universo DC che si occupa di spionaggio, pirateria, terrorismo ecc… Infine ci sono alcuni progetti freelance da realizzare, ma essendo solo alle fasi iniziali preferisco non parlarne.

    Di Garofalo Ivano e Vitolo Pasquale

  • SPECIAL LUIGI SINIS: LO STILE REALISTA

    Pubblicato il 6th settembre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Il maestro Luigi Siniscalchi ci illustrerà quali sono, secondo il suo punto di vista, gli aspetti salienti per la realizzazione di sfondi ed ambientazioni realiste.

    Considero la documentazione fotografica molto importante, ma non basta usufruirne meccanicamente per avere dei risultati “realistici”, bisogna capire ciò che si sta disegnando per adattare al meglio le foto; oggi grazie a internet possiamo “viaggiare” da uno stato all’ altro della terra stando seduti comodamente sulle nostre seggiole e avere tutto quello che ci serve per illustrare quartieri di città come Londra, Parigi, New York o Pechino, quindi una grossa mano me la danno i motori di ricerca; è poi necessario che  l’interpretazione dei personaggi e delle atmosfere, siano quelle richieste dallo scrittore, per far si che tutto sia “credibile”, organico.

    Molto spesso mi capita di studiare cose che mai avrei pensato di dover disegnare e ogni volta penso che questa è la parte più divertente del mio lavoro.

    Quando vi sono da creare sfondi o realtà oniriche, come accade spesso su Dylan Dog, un contributo importante viene dallo sceneggiatore, che molto spesso dà l’imput, citando un quadro, un’ immagine o un’ artista a cui rifarsi. Ricordiamoci, che noi lavoriamo su una sceneggiatura partorita da qualcun’ altro, per cui si fa un lavoro rispettoso, in cui si imprime su carta ciò che ci viene descritto, ovviamente il tutto è elaborato dalla personalità, dallo stile e dall’ immaginazione di ogni disegnatore.

    Di Garofalo Ivano e Vitolo Pasquale

  • LE TECNICHE DI DISEGNO 1 PARTE: ANTONIO BIFULCO

    Pubblicato il 30th agosto, 2011 pqeditori Nessun commento

    Oggi vi vogliamo proporre un piccolo saggio su come nasce e si sviluppa il disegno nelle sue diverse sfaccettature. Questo saggio è realizzato in collaborazione con Antonio Bifulco, un giovane ma già affermato artista campano. 

    Come si parte dal foglio bianco a giungere ad una tavola ultimata

    Antonio Bifulco: La prima fase è leggere attentamente la sceneggiatura, per farsi una chiara idea di ciò che si dovrà realizzare sul foglio, poi si passa ad uno skech veloce dei personaggi, delle vignette e del verso di lettura; il tutto viene poi inviato all’editore e allo sceneggiatore. Quando si ottiene l’ok definitivo, che può avvenire dopo diverse modifiche si passa alle matite vere e proprie. In questa fase si analizza meglio l’anatomia dei personaggi, degli ambienti ecc. A risultato ultimato si rinvia all’editore, che potrà richiedere diverse modifiche. Successivamente si passa alla matita definitiva o alla china, questa è la fase in cui si ultima la tavola, che verrà rispedita all’editore. Dopo eventuali altre modifiche questa tavola viene sottoposta a chinatura o a colorazione. Questo processo di solito viene svolto da soggetti differenti rispetto al disegnatore. La fase finale prevede un controllo da parte del disegnatore sulla qualità della colorazione, il quale può chiedere modifiche della colorazione stessa. Solo alla fine di questo complesso processo le tavole vengono mandate in stampa.

    Di Garofalo Ivano e Vitolo Pasquale

  • ANTONIO BIFULCO RACCONTA: THE COMPLEX

    Pubblicato il 23rd agosto, 2011 pqeditori Nessun commento

    Il disegnatore Antonio Bifulco, ci racconterà come è nato e si è evoluto uno dei suoi ultimi progetti, che si distacca in maniera decisa dalle produzioni nordamericane classiche per giungere a risultati particolari e nuovi, rispetto a quello che è la tradizione del comics statunitense.

    Le Tavole pubblicate in questo articolo sono una nostra esclusiva mondiale.

     Antonio Bifulco: The Complex non è un supereroistico, ma un noir-drama con venature da thriller. La storia è realizzata dal noto sceneggiatore cinematografico Ryan Matta, che ha ambientato la trama in un presente, non alternativo ma molto simile al nostro, in una non ben precisata metropoli americana, attanagliata da una forte crisi economica.

    In un primo momento si era pensato di realizzare una graphic novel, ma credo che venga proposto come mini serie, al momento abbiamo consegnato il primo numero che non è andato ancora in stampa.

    Quando iniziai a lavorare a questo progetto ero pienamente preso dai supereroistici, per questo è stato una piacevole sfida realizzare personaggi più “comuni”; in una storia guidata più dalle atmosfere o dalla carica emotiva, invece, che dal dinamismo delle figure e dalle scene mirabolanti, come avviene per i supereroi.

    Tra i vari progetti che sto portando a termine, questo è quello che con più ansia aspetto venga pubblicato, proprio perchè e molto diverso da quello che realizzo solitamente.

    Una delle sfide da affrontare è stata quella di riconvertire la sceneggiatura dal formato cinematografico a quello fumettistico e contemporaneamente discuterne con gli sceneggiatori e con l’editore. In particolare, questo costante dialogo con le altre parti in causa a fatto si che venga fuori un prodotto particolarmente lavorato, rispetto a quella che è la mia produzione seriale dove vi sono scadenze molto ferree da rispettare.

    Di Garofalo Ivano e Vitolo Pasquale

  • GIUSEPPE RICCIARDI: LA NASCITA DI UNA TAVOLA

    Pubblicato il 19th agosto, 2011 pqeditori Nessun commento

    Presentiamo l’ultima parte dello special dedicato al maestro Giuseppe Ricciardi, in questo ultimo articolo ci racconterà come riesce a tradurre sul foglio le visioni sceniche, che emergono dalla sceneggiatura.

    1) Come si parte dal foglio bianco per giungere ad una tavola finita?

    Giuseppe Ricciardi: Il foglio bianco di solito è un ostacolo, si legge la sceneggiatura è si cerca di valutare la complessità delle scene da realizzare. Ovviamente, vi sono vignette più o meno complesse, ma se si ha un buon metodo di lavoro, si giunge sempre ad un valido risultato finale. Si può dire, che per i disegnatori vi sono due o tre bonus, come i primi piani o i dettagli che sono lavori più semplici da realizzare, mentre più complesse sono le scene di massa e gli esterni.

    2)   Quali sono le indicazioni dello sceneggiatore?

    Giuseppe Ricciardi: Molto dipende dagli sceneggiatori, poiché ci sono autori molto puntigliosi, che vorrebbero vedere su carta le scene, come se le sono immaginate, per questo ti indicano tutti i dettagli possibili; mentre vi sono altri sceneggiatori più disponibili al dialogo con i quali è possibile sviluppare insieme le varie tavole. Va detto, che quando lo sceneggiatore inizia a “fidarsi” del lavoro del disegnatore, tende a concedere ampia libertà interpretativa, per questo incomincia a fornire meno particolari su come realizzare le scene.

    3)   Come si decide la struttura delle vignette?

    Giuseppe Ricciardi: Di solito lo sceneggiatore precisa il numero delle vignette, e in alcuni casi anche il taglio. Quando uno sceneggiatore non precisa la struttura delle vignette, ma si limita ad indicarne il numero, il disegnatore ha il compito di costruire la tavola come ritiene meglio in relazione alla sceneggiatura. Quindi potrà scegliere sia il taglio che la grandezza.

    4)   Come cerca di rendere il movimento?

    Giuseppe Ricciardi: Mi reputo un disegnatore illustrativo, quindi molte scene che disegno possono risultare abbastanza statiche, ovviamente, quando vi è bisogno di realizzare un immagine in movimento si utilizzano le regole base del fumetto, come realizzare il gesto nella fase finale dell’azione e altri piccoli trucchi del mestiere. In questo campo eccellono i disegnatori più sintetici.

    5)   Lei è un disegnatore scenografico a cosa si ispira per realizzare le sue suggestive scenografie?

    Giuseppe Ricciardi: Di solito mi baso sull’immaginario ricorrente di un luogo o di un paesaggio, attingendo sia dal cinema che dalla fotografia, mescolando questi due elementi reali con elementi derivanti dalla mia fantasia per creare scenografie originali.

    6)   Ci spieghi che differenza vi è tra il disegno in “bianco e nero” e quello a colori.

    Giuseppe Ricciardi: Il disegno a colori può essere creato a matita o direttamente riportando i colori sulla tavola, mentre il disegno in “bianco e nero” necessita di un maggior lavoro legato ai chiaroscuri, alle ombre e al dosaggio dei neri all’interno della tavola. Per quanto riguarda la mia esperienza sul mercato Francese, creo i disegni a matita e l’editore, attraverso studi specializzati, applica la colorazione digitale.

    Di Garofalo Ivano e Vitolo Pasquale


  • SCOOP SU TENEBRES

    Pubblicato il 17th agosto, 2011 pqeditori Nessun commento

    Tenebres, la graphic novel francese, ma tradotta su carta da uno dei più grandi disegnatori italiani, Giuseppe Ricciardi, conosciuto oltralpe con lo pseudonimo di IKO, per quanto sia ritenuta graficamente una delle più alte produzioni europee in circolazione, ha subito diverse critiche in relazione alla trama. Infatti, leggendo i primi due volumi di questa miniserie, la critica l’ha ritenuta troppo simile al Signore degli Anelli, ovvero un prodotto senza troppa originalità. Noi, in esclusiva assoluta, vi possiamo assicurare che nei successivi volumi vi sarà una massiccia introduzione di elementi fantascientifici, che rappresenteranno un punto di rottura con quella che è la tradizione fantasy sia francese che europea. Trasformando quest’opera, non solo in un capolavoro di maestria grafica, ma anche, in uno dei soggetti europei più rivoluzionari.

    Di Garofalo Ivano e Vitolo Pasquale

  • L’ULTIMA BALOTELLATA

    Pubblicato il 26th luglio, 2011 pqeditori Nessun commento

    Davvero un gesto anti professionale quello che è capitato domenica scorsa durante l’amichevole del Manchester City contro i Los Angeles Galaxy. Il City conduceva l’incontro per 1-0, e l’ex interista, invece di calciare il pallone  in porta solo davanti al portiere Statunitense, si avventura in un improvviso colpo di tacco, che esce di poco a lato. Nonostante i tanti contrasti avuti in passato, il signor Balotelli non perde mai occasione per far infuriare mister Mancini, che innervosito dal gesto sciocco provvede alla sostituzione immediata, al suo posto James Milner, concluso in seguito con l’ennesimo battibecco a bordo campo che finisce con l’indifferenza di Balotelli. Indifferenza appunto!, segno di assoluta mancanza di professionalità da parte del giocatore azzurro, che dovrebbe capire che il giuoco del calcio è una cosa seria, e ogni qualvolta che si scende in campo bisogna essere professionali in quello che si fa, non soltanto nelle partite importanti. In ogni caso, la stagione del City ancora non è iniziata e già si registra l’innumerevole “Balotellata”.

    Di Vitolo Pasquale

  • PQEDITORI VI PRESENTA IN ESCLUSIVA: VINCENZO CUCCA

    Pubblicato il 26th luglio, 2011 pqeditori Nessun commento

    PQeditori è oltremodo lieta di presentare ai suoi lettori il poliedrico disegnatore Vincenzo Cucca. Illustratore Campano, molto conosciuto sia negli Stati Uniti che in Francia, per le sue tavole ricche di fascino e di azione, vi sorprenderà con la sua nuova creatura, Pandamonia.        

    CI PARLI DELLA SUA FORMAZIONE CULTURALE

    VINCENZO CUCCA: Fin dall’età di 6 anni ho cominciato a disegnare, all’epoca copiavo i personaggi della Disney, e da qui decisi di propormi come disegnatore alla casa milanese di Topolino. Così mi rivolsi  a Giovan Battista Carpi, ma avendo solo 14 anni mi consigliò di terminare prima gli studi. Mi diplomai al liceo artistico e frequentai la scuola del fumetto, avrei potuto frequentare la scuola Disney, ma non essendo intenzionato a trasferirmi a Milano, rifiutai.

    A QUALE SCUOLA GRAFICA O ARTISTA IN PARTICOLARE SI ISPIRA

    VINCENZO CUCCA: In particolare sono attratto dallo stile disneyano, ovvero dal tratto cartoon, ma apprezzo molto anche fumettisti stranieri come Didier Cassegrain  oppure Carlos Meglia, ma il mio percorso artistico si affina con Alessandro Barbucci che ha creato lo stile euro-manga, nel quale fonde sia elementi del tratto nipponico sia di quello di casa Disney. Attualmente, anche io, mi sto rifacendo a questa corrente.

    CI PARLI DELLE SUE PRIME ESPERIENZE DA DISEGNATORE

    VINCENZO CUCCA: Come primissime esperienze ho fatto grafica pubblicitaria e anche scultura con Fabrizio Fiorentino. Le prime esperienza da disegnatore le ho avute in Florida, dove tramite Fabrizio Fiorentino venni contattato per realizzare due action figures, contemporaneamente mi preparavo a lavorare su Meridian. Per me, che giungevo dallo stile Disney, significava approcciarsi ad un disegno radicalmente diverso, per questo ho fatto un grande studio di disegnatori Americani e dà qui si è caratterizzato il mio tratto, che fonde, appunto, più stili insieme.

    CI RACCONTI IL SUO RAPPORTO CON LA DISNEY

    VINCENZO CUCCA: Il primo contatto c’è stato tramite Roberto Santillo, il direttore della Accademia Disney, notando che lo stile era poliedrico pensò di utilizzare lo stesso tratto che avevo impiegato su Route Des Maisons Rouges per trasformare i personaggi di High School Musical in caricature Disney.

    CI PARLI DELLA SUA COLLABORAZIONE CON IL COLOSSO MARVEL

    VINCENZO CUCCA: La collaborazione con la Marvel è stata incentrata su She Hulk,  lavorare con gli americani è molto stimolante, a differenza del mercato francese, dove si deve esprimere la minuziosità di ogni singolo particolare, qui prevale effetto scenico, dinamico e della potenza espressiva sia dall’inquadrature che dai personaggi.

    COME NASCE PANDAMONIA

    VINCENZO CUCCA: Pandamonia nasce quando  insegnavo alla scuola del fumetto di Napoli, dove nel tempo libero disegnavo vari personaggi che sarebbero potuti servire a nuovi progetti, con la supervisione di Vincenzo Lauria e  Ennio Ecuba. Avevo realizzato vari personaggi metà umani e metà animali, ma gli sceneggiatori rimasero folgorati dalla “Pandina”, in quanto la ritenevano la sintesi perfetta tra umano e animale, oltre ad essere la più intrigante tra i personaggi realizzati. Quindi la storia nacque in seguito al personaggio, così gli autori cominciarono a pensare di ambientarla in un mondo futuro dove era avvenuta la fusione tra gene umano e animale. Il progetto venne presentato in Francia alla Glénat, l’editor rimase così entusiasta del personaggio che insistette per realizzare una  storia. Inoltre, siamo in procinto di realizzare degli spin-off e dei pre-sequel sugli altri personaggi della serie.


    QUALE PERSONAGGIO VORREBBE REALIZZARE E PERCHE’

    VINCENZO CUCCA: A livello professionale vorrei realizzare Spiderman, perché è il personaggio più dinamico che esiste. Soprattutto perché è un personaggio che compie evoluzioni straordinarie, e la difficoltà sta proprio nel fargli fare certi movimenti senza fargli perdere le proporzioni anatomiche; il tutto ambientato in un paesaggio unico come è la città di New York.

    QUANDO VI SONO CONTRASTI SU UNA TAVOLA TRA DISEGNATORE, SCENEGGIATORE, O LA REDAZIONE COME LI RISOLVETE

    VINCENZO CUCCA: I primi inconvenienti li abbiamo avuti con Pandamonia 2, soprattutto in relazione al plot, considerando che stiamo lavorando secondo un metodo in base al quale appena finiamo un progetto subito ne realizziamo un altro, il che non ci permette di accumulare molto materiale, è  capitato che mandando le tavole di Pandamonia l’editore le ha rispedite per una revisione, anche se non ci ha dato molte indicazioni su come intervenire.

    CI PARLI DELLA SUA ESPERIENZA DA SCULTORE

    VINCENZO CUCCA: Già all’epoca del liceo artistico ho realizzato qualche piccola scultura, per lo più basso rilievi, anche sé è stato un esperienza un po’ deprimente, perché non mi permetteva di creare cose nuove. La svolta si è avvenuta quando ho conosciuto Ciro Vignes , Fabrizio Fiorentino e Giuseppe Corcione, che avevano un laboratorio dove realizzavano pastori come nel settecento, notai che le pose e i particolari dei pastori potevano tornarmi utili sia nello studio che nel disegno dell’anatomia, mi sono appassionato ed ho preso le tecniche base della scultura.

    QUALI SONO I SUOI PROGETTI FUTURI

    VINCENZO CUCCA: I miei progetti futuri sono legati al mercato francese, presenteremo sempre alla Glénat alcuni nuovi personaggi, che nacquero sempre all’epoca della scuola del fumetto di Napoli. Quando concluderò l’esperienza francese mi ripresenterò sul mercato Americano.

    Di Garofalo Ivano e Vitolo Pasquale

  • MERCATO SCOPPIETTANTE PER IL NAPOLI

    Pubblicato il 13th luglio, 2011 pqeditori Nessun commento

    Che la squadra partenopea necessitava di rinforzi ciò era, ed è sotto gli occhi di tutti, ma adesso che sono stati messi a segno già sette acquisti (Fernandez, Donadel, Rosati, Dzemaili, Inler, Colombo, ed infine Britos), il Napoli non intende assolutamente fermarsi, infatti a già definito anche l’acquisto dell’argentino Mario Santana, che ha firmato un triennale ed è già arrivato in città. Oltre ai nuovi acquisti per lanciarsi nel futuro, al Napoli resta adesso cercare di trovare un alternativa valida a Cavani, si è parlato tanto di David Trezeguet, che è stato in un primo momento dimenticato, ma per nulla accantonato, ed infine si parla anche di una possibile trattativa con Vucinic e Pandev, ma in seguito vedremo come si evolverà la vicenda. Resta il fatto che con gli otto acquisti ufficiali effettuati, e la questione “attaccante” ancora da risolvere, la truppa azzurra capeggiata dal presidente Aurelio De Laurentis sta cercando di costruire un gruppo compatto, con acquisti mirati alla notevole crescita collettiva della squadra. In conclusione possiamo reputare il mercato del Napoli fino ad oggi,  un mercato SONTUOSO!!

    Di Pasquale Vitolo

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