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  • PQNEWS: ASPETTANDO L’EVENTO

    Pubblicato il 10th ottobre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Cari lettori, inizia una nuova settimana piena di sorprese. Infatti nella giornata di domani pubblichiamo  sulle nostre pagine lo speciale al disegnatore campano Pasquale Qualano, che sarà presente sabato 15 Ottobre presso la Mediateca di Cava de Terreni e dove ci saremo anche noi con la nostra web-tv.          http://comixtv.altervista.org.

    Infine, informiamo ai nostri carissimi lettori che in questi giorni il nostro portale cambierà pelle, infatti le nostre pagine saranno più fruibili e molto più innovative rispettando ovviamente quelle che sono i temi da noi mostrati. Per adesso non aggiungiamo altro, ma nei prossimi giorni vi aggiorneremo definitivamente sul fatto. Concludo esortando i nostri lettori a seguire con molta attenzione questa settimana perché sarà veramente sorprendente.

    Come sempre PQeditori augura buona lettura.

    La Redazione

  • SPECIAL PASQUALE QUALANO

    Pubblicato il 9th ottobre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Oggi inizia lo special dedicato al grande Pasquale Qualano, nel quale ci racconterà She  - Hulk, dalle caratteristiche salienti e il suo rapporto con il personaggio.

    Pasquale Qualano:Per She-Hulk ho lavorato su 2 albi scritti da Peter David ,narravano le vicende che portavano al formarsi del gruppo delle Lady Liberators(Thundra-She-hulk-Sue Storm-Valkiria) nello scontro contro la Winter Guard  durante un terremoto in un paese non ben definito ma di matrice orientale, governatoda un pazzo Tiranno.

    Presi dal combattimento con la Winter Guard ,le Lady Liberators ignorano il terremoto che devasta la citta’  non prestando così soccorso alla popolazione orami decimata.

    La popolazione sopravvissuta pone fine al combattimento chiedendo aiuto alle Lady Liberators.

    She-Hulk riesce ad ottenere anche il sostegno della  winter Guard .

    In questi 2 albi ho dovuto disegnare  un paio di sequenze che nei forum dei fan di She-hulk sono state giudicate  troppo violenti :

    Il tentativo da parte del Tiranno di recare abusi sessuali a She-Hulk ormai nella sua forma umana, tenuta legata sul letto   sotto narcotici; il recupero da sotto le macerie di un corpo ormai senza vita di una bimba, accompagnato dalla disperazione della madre.

    Amo molto disegnare  She-hulk, in questo personaggio vi è un connubio molto interessante:potenza e sensualità.

    Non potevo chiedere di meglio!

    Non dimenticate che il 15 e 16 ottobre vi sarà la mostra di Pasquale Qualano presso la medioteca di Cava de’Tirreni, per chi non possa venire, seguite l’evento in diretta live su  http://comixtv.altervista.org.

    Di Ivano Garofalo  e Pasquale Vitolo

  • PQEDITORI PRESENTA IN ESCLUSIVA: IL MAESTRO CHIAROLLA

    Pubblicato il 7th ottobre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Oggi siamo realmente emozionati ed onorati di poter ospitare sulle nostre pagine non un disegnatore, ma un pezzo di storia dell’arte grafica italiana ed internazionale; il disegnatore dal tratto pittorico e una delle matite che meglio ha saputo rendere Zagor, lo spirito con la scure nato dalla penna del grande Sergio Bonelli. Ecco a voi il maestro Alessandro Chiarolla:

    Ci parli della sua formazione

    Alessandro Chiarolla: Ho iniziato come pittore, ho fatto illustrazione e anche cinema. Conoscendo Renato Polese, in quanto è il marito di mia madre, e  Ugo Pratt, D’Antonio e Iacovitti che sono tutti amici e frequentavano casa , il passaggio al mondo del fumetto è stato del tutto naturale.

    A quale scuola grafica o artista si ispira

    Alessandro Chiarolla: In realtà sono attratto un pò da tutto e da tutti , non potrei dire qual’è quella che più mi colpisce, anche perchè essendo molto preso a disegnare non ho mai seguito molto il fumetto in generale. Per me il fumetto è racconto e disegno, per questo non mi sono mai troppo “addentrato”  in questo mondo. Adesso sono cinquant’anni che lavoro ed è stata una lunga cavalcata, quindi non saprei dire chi mi attrae di più, anche se, apprezzo molto i disegnatori estemporanei come Milazzo e Bernet. 

    Quale ritiene essere l’elemento caratterizzante del suo tratto

    Alessandro Chiarolla: In un unica parola dico la discontinuità, perchè a volte non riesco a ricordare nemmeno il mio stesso stile, in quanto essendo sempre proteso alla realizzazione della prossima tavola non mi focalizzo su certi elementi, che possono standardizzare il mio tratto.

    Ci parli delle sue prime esperienze lavorative

    Alessandro Chiarolla: Le primissime esperienze sono state da pittore, ho avuto la fortuna di conoscere De Chirico. Quando frequentavo un istituto d’arte, che si trovava a via Margutta a Roma,  ho conosciuto tanti pittori e con uno di questi ho iniziato a lavorare. Nel campo fumettistico è stato sul Vittorioso.

    Ci parli delle sue collaborazioni con gli editori esteri

    Alessandro Chiarolla: La prima collaborazione nacque grazie ha i fratelli Dami, i quali prendevano lavori per editori esteri, in particolare con l’Inghilterra, alla “Fed Way”, poi il disegnatore Alberto Giolitti fondò a Roma un agenzia, attraverso la quale giungemmo al mercato francese, americano e tedesco. Alla fine degli anni settanta, sulla scia dei primi fumetti erotici di Barbieri, realizzai dei personaggi molto carini per il mercato francese.

    Ci parli del suo rapporto con Sergio Bonelli

    Alessandro Chiarolla: Il mio rapporto con Sergio è di quelli speciali, lo conobbi quando io ero adolescente e lui un giovanotto, ricordo belle serate in sua compagnia a casa di Polese. Sui vent’anni lavoravo per Barbieri e Cavedon, che erano amici di Bonelli, e proprio Sergio Bonelli mi disse: “Prima o poi ti acciuffo”. In seguito a quest’episodio si inclino l’amicizia tra Sergio e i miei due ex editori. Con Bonelli vi è un intesa sottile, che riguarda lo spirito di un tempo, voglio proprio bene a Bonelli, perchè è un vero amico. (L’intervista è stata realizzata il 02/09/2011).

    Quale è stata la sua esperienza su Martin Mystere 

    Alessandro Chiarolla: Di quell’esperienza ricordo oltre al personaggio, che è decisamente intelligente, l’ottimo rapporto con Castelli, con il quale avevo già lavorato sia sul corriere dei ragazzi sia al giornalino. Ebbi la fortuna di conoscerlo di persona e posso dire che è una persona speciale. La parte più bella di questa esperienza è legata al modo di scrivere di Castelli, perchè nei suoi testi lascia grande libertà interpretativa al disegnatore, inoltre ha un modo di scrivere fantastico.

    Ci parli di come ha cercato di caratterizzato personaggi come Dampyr e Zagor

    Alessandro Chiarolla: Il mio Dampyr è stato rinviato, forse perchè lo variavo un pò troppo; per quanto riguarda Zagor è stata una lotta dura, perchè lo realizzavo secondo una mia visione del personaggio, il che andava a distanziarsi da quella che è l’immagine classica di Zagor, mentre l’editore vuole che i personaggi abbiano determinate caratteristiche, per questo oggi ci vado un pò con i piedi di piombo.

    Quando vi sono contrasti sulla tra disegnatore, sceneggiatore e l’editore come cercate di risolvere la problematica

    Alessandro Chiarolla: Molto amichevolmente, perchè capisco quelle che sono le esigenze editoriali, si dialoga e si cerca, per il buon esito dell’opera, di trovare la migliore soluzione. Fortunatamente succede molto di rado.

    Ci parli dei suoi progetti futuri

    Alessandro Chiarolla: Ho proposto a Sergio Bonelli di realizzare un fumetto basato su una sua sceneggiatura estemporanea. Sempre con Sergio stiamo valutando la possibilità di proporre nuovi personaggi o vecchi personaggi, però in una nuova veste, realizzati in maniera tale da poter accedere ad un pubblico diverso da quello classico dei fumettisti. Sono sempre in essere diversi rapporti con editori francesi.

    Di Ivano Garofalo e Vitolo Pasquale

  • RUJU RACCONTA: DYLAN DOG 300

    Pubblicato il 5th ottobre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Oggi inizia lo special dedicato al grande sceneggiatore di casa Bonelli, Pasquale Ruju. Il primo tema che abbiamo affrontato è stato un’analisi del numero 300, il che era inevitabile.

    L’eclettico autore ci darà una visione da dietro dell’albo celebrativo creato per il venticinquesimo compleanno di una pietra miliare del fumetto italiano.

    Pasquale Ruju: Come accade per ogni albo celebrativo,  la proposta arriva dalla redazione. Si discute insieme un soggetto attraverso varie riunioni con i curatori della serie e tutto lo staff redazionale di Dylan Dog,  per delineare le linee guida della storia che si andrà a narrare. La fase in cui vanno chiusi tutti i dettagli, ovvero lo sviluppo delle vicende, dei dialoghi, la precisazione delle atmosfere è poi affidata allo sceneggiatore, e in questo caso al sottoscritto. Ho affrontato questo lavoro – una bella responsabilità, devo dire – con entusiasmo, e ricordo che nello sceneggiare la  storia mi sono lasciato andare, come se stessi scrivendo  una poesia o una canzone. “Ritratto di famiglia”  è un racconto che vive di sensazioni ed emozioni, e sono le emozioni, più che gli avvenimenti in sé, a legare le varie fasi della storia. Di solito, per esigenze narrative e attitudini personali, le mie sceneggiature sono più classiche,  avventurose e “quadrate”, come anche in Demian e in Cassidy . Stavolta invece l’intento era di dare risalto quella che è la “mitologia” di Dylan Dog, con un racconto che assomigliasse a una ballata, a una di quelle canzoni popolari forse un po’ datate ma che conserviamo  nel cuore, e che a riascoltarle riportano alla mente emozioni di anni passati, che pensavamo di avere dimenticato. È una trama sottile, che forse non si afferra immediatamente, ma con la quale la maggior parte dei lettori è entrata in sintonia, testimoniando poi per posta, in rete e ai vari incontri fieristici un gradimento che, devo dire, mi ha fatto molto piacere.

    Di Ivano Garofalo e Pasquale Vitolo

  • PQEDITORI PRESENTA: DAVIDE BRIDA

    Pubblicato il 4th ottobre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Oltre  hai campioni del disegno italiano cerchiamo di proporvi alcune nuove leve, che fanno ben sperare nel futuro, oggi è il turno di una di queste. Stiamo parlando del giovane sceneggiatore e disegnatore Davide Brida, un concentrato di estro che potete ammirare nei lavori della Mad Monkey Studio.

     Ci parli della sua formazione

    Davide Brida: Posso dire che la mia passione per il fumetto è nata quand’ero piccolo.
    Il primo impatto è arrivato con i cartoni animato e solo dopo i fumetti.
    Questa passione mi ha portato a frequentare, prima una scuola di grafica e solo in un secondo memento ho pensato di frequentare La Scuola del Fumetto di Milano.
    Anche se sono due mondi e professioni ben distinte, cerco di far confluire le nozioni una nell’altra.
    Cercando di creare qualcosa di diverso da quello che si vede in edicola o nei negozi specializzati.

    Quale scuola grafica o artista ha influenzato maggiormente il suo lavoro

    Davide Brida: Come accennato prima, cerco di rendere uno stile grafico e sintetico, per via della mia formazione grafica.
    Al contrario di chi è più accademico e cerca di arricchire, a volte anche troppo, il disegno.
    Seguo certe caratteristiche tipiche dei manga o certi stili americani, che rispecchiano il mio ideale di sintesi.
    Cerco di capire quale ragionamento c’è dietro ad una semplificazione e la adatto a quello che so fare.
    Il puro ricalco non serve a nulla, visto che sia il pubblico che gli editori se ne accorgono.
    Per fare dei nomi Akira Toriyama, Go Nagai, Stuart Immone, Kieron Dwyer e John Romita Jr.

    Quale ritiene essere la fase più complessa nella realizzazione di una tavola

    Davide Brida: Sicuramente la parte più complessa è lo storytelling delle tavole.
    Come per i registi, è complesso riuscire a trasmettere emozioni, di qualsiasi tipo, con delle scene “finte” (visto che si tratta di un film, quindi finzione) e in maggior ragione in un fumetto.
    Costruire l’inquadratura giusta, gestire la presenza scenografica etc. etc. sono gli elementi più difficili da gestire. In più tutto questo deve svolgersi lungo una serie di scene e c’è sempre il rischio che magari un’azione, gestita anche bene, a qualcuno comunica qualcosa, mentre ad altri non suscita nulla.

    Come sceneggiatore da dove cerca si prendere spunto per realizzare una trama avvincente

    Davide Brida: Qualcuno più intelligente di me ha detto: “noi siamo il frutto delle nostre esperienze” e credo fermamente in questa visione dell’esistenza.
    Se una persona ha letto molti libri, ha visto molti film, mostre fotografiche… Vuol dire che nel suo cervello ha immagazzinato una quantità tale di informazioni che gli permettono di andare avanti.
    Avendo queste basi, poi basta anche una piccola cosa per far scattare la scintilla.
    Una notizia al telegiornale, un articolo che hai letto su una rivista, qualcosa che ti ha interessato di un documentario, oppure, come succede spesso, quando vedi un film e ti dici: Io lo farei così!
    In più c’è la genialità di riuscir ad afferrare delle idee che sono già presenti nell’aria.
    Per via di una situazione politica o religiosa.
    In questo i narratori di genere sono dei cani da tartufi.
    Non a caso in un momento storico dove nulla è certo, dove non si sanno più chi sono i cattivi e i buoni, le storie di super eroi vendono bene sia nelle fumetterie che nei cinema.

    Vi è un autore di fumetti al quale si ispira

    Davide Brida: Dirò un’eresia, ma non mi ispiro ad altri autori.
    Perlomeno non nel mondo del fumetto.
    Mi ispiro a scrittori che ho conosciuto quand’ero ragazzo:
    Clive Barker, Ian Flaming, Richard Matheson (Io sono leggenda è uno dei romanzi di genere più belli che siano mai stati scritti), Pierre Boulle e Jack Finney…
    Oltre a registi che ormai hanno fatto la storia.
    Sopra a tutti Alfred Hitchcock, John Carpenter, Joe Dante, Spielberg…
    È sempre stato un ciclo continuo: una volta i fumetti e i romanzi cercavano di prendere la narrativa e le atmosfere dei film, oggi come oggi sembra essere il contrario.
    Forse per mancanza di idee.

    You are alive come nasce

    Davide Brida: Sono un appassionato di film di genere e in particolare di horror.
    La malattia incontrollabile, i morti che ritornano in vita per farcela pagare… sono sempre stati dei tarli che mi hanno martellato nella testa.
    I vampiri e i lupi mannari sono delle creature partorite dalla nostra mente, ma la psicosi di una malattia o una peste nera che rischia di decimare la razza umana è storia e una cosa molto attuale.
    Quindi molto più realistica di quello che si pensi.
    Ora non dico che domani vi svegliate e i vostri vicini si sono trasformati in zombie.

     Conclusa la premessa passiamo alle cose concrete.

    Il progetto è nato nel lontano 2002.
    L’attentato alle torri gemelle produceva ancora i suoi effetti.
    Un certo Danny Boyle sconvolge il mondo riportando alla luce in modo serio e concreto, la paura di un’infezione.
    E li mi sono chiesto come sarebbe bello se qualcuno facesse una serie dedicata solo al mondo degli zombie.
    Così ho iniziato a pensarci e a scrivere e a riscrivere, poi purtroppo le esigenze della vita ti portano a dedicarti a cose concrete (il lavoro) e la cosa era stata accantonata.
    Qualche anno dopo si sentivano arrivare degli echi di una serie americana che stava spopolando: The walking dead. Finalmente qualcuno l’aveva fatto.
    Allora capii che le mie idee si potevano portare su carta da disegno.
    Così è iniziata la produzione, solo che non volevo delle storie iper realiste come nella serie americana, volevo qualcosa di vecchio stampo. Volevo l’avventura, non la sopravvivenza.
    Naturalmente anche quest’ultima c’è, in fondo è sempre un mondo pieno di zombie.
    Non volevo personaggi che si piangessero addosso o che facessero filosofia.
    C’è un mistero, qualcosa che mi stimola e c’è uno zombie che mi sbarra la strada?! Beh, prendo una trave o qualsiasi cosa che posso usare come un’arma e inizio a spaccare crani.

    Quale è stata la fase più critica della lavorazione della suddetta opera

    Davide Brida: Sicuramente la fase editoriale, rispetto a quella produttiva.
    Come quelli del settore sanno ci sono spazi e tempi da calcolare e da rispettare. Per non parlare dei costi.
    Questo mette delle briglie e dei freni alla creatività.
    Non mi sto lamentando, visto che ho avuto carta bianca su tutto, ma un conto è avere 64 tavole su cui puoi raccontare un altro conto è averne a disposizione 120, dove si può raccontare tutto.
    Lo storytelling che dicevo prima.

    Ci parla del suo rapporto con Stefano Leandri e Vincenzo Raimondi, gli altri creativi della MMS

    Davide Brida: Sono amici, collegi… Sicuramente li inviterò al mio matrimonio. Scherzo.
    È una cosa che non avverrà nel prossimo futuro.
    Che dire, sono due scalmanati e psicopatici del fumetto come me.
    Ci conosciamo da anni, abbiamo fatto assieme la scuola del fumetto di Milano.
    Una volta usciti dal grembo protettivo della scuola ci siamo trovati in un mare aperto pieno di squali. Chi fa questo mestiere sa di che sto parlando.
    Dopo varie truffe e raggiri ci siamo fermati a riflettere: se Maometto non va alla montagna…


    Così al posto di stare a lamentarci e pensare a quello che non va come fanno molti, ci siamo inventati il MMS.
    Così questa volta eravamo noi gli squali.
    Ora, siamo giovani e anche con poca esperienza, però abbiamo la coscienza accogliere tutte le critiche sia dagli altri editori, sia dai professionisti e soprattutto dai fan.
    Come gruppo cerchiamo di coprirci a vicenda, come nei team di lavoro.
    Abbiamo personalità e un modo di vedere le cose uno diverso dall’altro, ci rispettiamo, molte volte ci dobbiamo venire in contro.
    Avere questi punti di vista esterni, almeno per me, è una cosa positiva perché ti da lo stimolo per cambiare, migliorare e cercare di fare le cose al meglio.

    Un piccolo accenno al suo futuro professionale

    Davide Brida: Adesso sono concentrato sul MMS per cercare di farlo crescere.
    Sto lavorando ai prossimi numeri di You are alive e di M.I. underground e una piccola cosa che uscirà spero a Gennaio.
    Vorrei lavorare o far conoscere i nostri volumi all’estero, questa è una cosa su cui punto.
    La speranza è l’ultima a morire.
    Se alla lettura c’è un editore straniero potete contattarmi!!! Scherzo.

    http://brdentertaiment.blogspot.com/

    http://brd-entertaiment.deviantart.com/

    Di Ivano Garofalo e Pasquale Vitolo

  • PQSPECIAL: DANIELA DI MATTEO

    Pubblicato il 3rd ottobre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Oggi abbiamo il secondo appuntamento con Daniela Di Matteo, la giovane disegnatrice ci introdurrà a quelle che sono le differenze tra la concezione del fumetto in Italia e in Francia.

    Daniela Di Matteo: In Francia il fumetto è considerato un’arte, basta notare la qualità della carta su cui sono stampati per capire il diverso approccio che hanno rispetto a noi. Un albo francese è realizzato per essere conservato nel tempo, infatti, hanno la copertina cartonata e sono rilegati, nonché la colorazione è curata nei minimi dettagli. E’ un prodotto nato per essere esposto.

    Nel nostro paese, invece, la qualità del supporto è molto scadente il che li rende poco adatti a essere collezionati e sopratutto esposti. Questo, perché in Italia il fumetto è visto come una produzione legata al mondo per ragazzi, ma le storie e anche i disegni che spesso sono contenuto negli albi di produzione italiana sono rivolti a un pubblico adulto. Tante volte  è brutto vedere ottime produzioni stampate su supporti di cosi scarsa qualità, solo perché nel nostro paese non c’è l’idea di considerare il fumetto come espressione artistica.

    Di Ivano Garofalo e Pasquale Vitolo

  • PQEDITORI VI PRESENTA PIERPAOLO PASQUINI

    Pubblicato il 29th settembre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Ci parli della sua formazione

    Pierpaolo Pasquini: Mi chiamo Pierpaolo Pasquini, ho 43 anni e da solo un anno e mezzo ho deciso di rituffarmi nel mondo dei comics non più come disegnatore ma stavolta anche come autore e sceneggiatore. Nella mia carriera artistica c’è stato però un buco di quindici anni. Forse all’inizio tutto si è sviluppato troppo in fretta e forse non c’era la testa giusta per affrontare questo difficile mondo. Comunque non sto qui a raccontarvi cosa è successo nel buco temporale, se no vi tedierei e non avreste puù la voglia di continuare a leggere.
    La prendo un pò corta… dunque a sei anni (hahahaha) mia nonna mi faceva passare i pomeriggi a disegnare nell’attesa che mia madre e mio padre tornassero da lavoro. Amavo ricopiare le copertine di Topolino. Facevo disegni su disegni e consumavo camion di Carioca e pastelli. Fino ai 10 anni. Quando passando davanti alla solita edicola dell’ormai buonanima signora Fernanda (ricordatevi questo nome!!!) l’occhio non mi cade su albi più grandi e più colorati di Topolino… Avevo scoperto i super-eroi. L’imprinting (come le papere) l’ho avuto con l’albo dei Fantastici quattro e 142 “Attak” (non la famosa colla) dell’Editoriale Corno e il colore arancione della cosa mi attirava. Cominciai così a ricopiare le vignette oltre che a leggere albi dei super-eroi. Crescendo, alle superiori, mi dilettavo a prendere in giro i miei cari professori mettendoli sottoforma di caricature. Cominciavo a “pubblicare” già le vignette che riprendevano i momenti clou della vita della classe V E. Poi partì per il militare e dopo un anno passato nelle armi (aeronautica) mi ritrovai all’edicola della mitica signora Fernanda. Questa signora parlando con un mio parente scoprì che sapevo disegnare e una volta, mentre stavo comprando un fumetto, mi chiese perchè non avevo pensato di iscrivermi alla Scuola internazionale di Comics che all’epoca stava due traverse dietro casa mia. Così feci. Mi iscrissi e il secondo anno già pubblicavo. I miei amici di corso avevano creato una serie chiamata Dark Side e a me è toccata la storia che narrava le origini del personaggio principale ovvero quel Pietro Battaglia che ha fatto poi la fortuna dei miei compagni di corso Roberto Recchioni e Massimiliano Leonardo (Leomacs). Dopodicè le nostre strade si divisero. Io non contento ho creato insieme ad un mio amico sceneggiatore Daniele Della Pietra una miniserie di 4 numeri autoprodotta che narrava le gesta di Cancer una spia super potenziata alla quale, un’agenzia segreta deviata, fa credere di essere un malato terminale e invece, con la scusa di curarlo, ne fanno un’arma da utilizzare a livello di guerriglia . Poi iniziò il periodo di black-out.

    A quale scuola grafica o artista si ispira

    Pierpaolo Pasquini:  I miei autori preferiti sono Magnus e Alan Davis. Mi rifaccio molto al loro modo di disegnare. Il primo è un genio che sarà difficile rivedere presto, anche se ci sono bravissimi disegnatori in giro. Ogni vignetta di Magnus è “la vignetta”. Alan Davis per me è invece un genio nell’aver rivisto e corretto il modo di disegnare i super eroi. Molto dinamici. Le scene di lotta poi… sembra che gli attori (i personaggi) danzino invece di picchiarsi. Un’altra cosa che mi colpisce di lui è che riesce anche a dare molta espressività ai volti dei personaggi da lui disegnati.

    Qual’è secondo lei la caratteristica principale del suo tratto

    Pierpaolo Pasquini:Il mio tratto è molto supereroistico e le influenze dei Maestri su citati lo hanno caratterizzato. Poi nel caso di Penombra essendo un horror si gioca ad appesantire le vignette con molti neri e un’inchiostrazione molto più marcata.

    Ci parli delle sue prime esperienze nel campo fumettistico

    Pierpaolo Pasquini: Ho iniziato a pubblicare nel 1994 su un albo della Phoenix intitolato Dark Side dove narravo le origini di Pietro Battaglia. Poi nel ’95 ho pubblicato una mini di 4 numeri intitolata Cancer. Attualmente sto collaborando con una rivista di Ladispoli, “Il curioso”, che mensilmente mi pubblica delle vignette umoristiche.

    Come nasce Penombra

    Pierpaolo Pasquini: Il progetto Penombra nasce dalla mia voglia di rientrare in gioco. In effetti ho iniziato con Dark Side, dove si parlava di vampiri, e quindi perchè non rientrare con una storia di vampiri, streghe, demoni e licantropi? Mi sono guardato in giro ed ho notato film su vampiri, libri su vampiri… Quindi mi sono detto perchè non sfruttare il tema del momento?

    Come nasce il personaggio di Eros

    Pierpaolo Pasquini: In più era il momento di X-FACTOR in tv dove c’era la figura carismatica di Morgan. Perchè no? Mi serviva un vampiro e chi meglio di lui ti da l’idea del vampiro? Tramite un’amica in comune gli ho scritto e gli ho fatto sapere che stavo per pubblicare Penombra e che stavo ispirandomi al suo personaggio. Si dice che chi tace acconsente e quindi mi son sentito tranquillo di portare avanti il mio progetto.

    Perchè ha scelto di ambientarlo a Roma

    Pierpaolo Pasquini:Poi mi serviva l’ambientazione. Una storia di vampiri e streghe doveva avere uno sfondo esoterico importante. Fino ad oggi nessuno aveva pensato di sfruttare Roma in un fumetto a parte qualche sporadica testata vedi “Valter Buio“. Roma con la sua storia, le sue luci e le sue ombre. E poi la Chiesa presente. Quindi la classica contrapposizione tra bene e male. Ma perchè stereotipare il bene? Probabilmente di solito chi pensiamo sia buono nei fumetti molto spesso risulta il contrario e lo stesso può valere per il cattivo che tutti pensano tale manifestersi al contrario buono. E basandomi su questa teoria ho scritto la prima storia di Penombra: un nuovo inizio, dove ho cercare di fare un cappello presentando superficialmente tutti i personaggi tra cui quello che diverrà. nel secondo capitolo di Penombra: anime morenti, il personaggio principale cioè Eros Castaldi (Morgan). Per fortuna ho incontrato in questo percorso un amico che si sta occupando della sceneggiatura delle ultime tavole del prossimo capitolo e del numero successivo, perchè scrivere e disegnare è davvero difficile. Il suo nome è Renato Umberto Ruffino.

    A chi sono ispirati i vari personaggi

    Pierpaolo Pasquini: Dentro Penombra girano vari personaggi. Devo dire la verità che non mi sono solo limitato ad ispirarmi a Morgan. I comprimari sono stati presi dalla mia vita di tutti i giorni. Tipo: per la vampira cattiva Sylvia mi sono ispirato ad una ragazza che fa la cassiera in un ferramenta, per Ester mi sono ispirato ad una mia ex vicina di casa e per la sua amica Manuela a una mia vecchia amica. Devo dire la verità ho inserito un amico fraterno in una vignetta dove c’è un ragazzo che accende una candela in una chiesa. Lui è il Santo raffigurato nel quadro. Una cosa importante è che comunque l’azione si svolge per lo più alla Garbatella che è facilmente riconoscibile dalla torre dove Sylvia ricerca coi suoi poteri Eros e dalle casette e chiesette che si vedono sugli sfondi delle vignette e dalla fontana magica Carlotta.

    Cosa ne pensa delle attuali produzioni cinematografiche sul tema vampirico

    Pierpaolo Pasquini: Per ritornare ai film sui vampiri, trovo giusto che questi siano stati rivisti e corretti in chiave moderna. A volte dandogli un taglio supereroistico. Su twilight la genialata non è tanto la melensa storia d’amore tra i due protagonisti ma il fatto che ogni vampiro ha un super potere che lo caratterizza sugli altri. Si questo mi piace.

    Ci parli dei sui progetti futuri

    Pierpaolo Pasquini: Per il futuro ho progetti che non so se si materializzeranno. Questo dipenderà dal mio lavoro che da adesso in poi dovrà essere sempre più di alto livello. Spero di avere la lucidità mentale la predisposizione giusta e il tempo giusto per fare tutto. Per prima cosa mi piacerebbe che Penombra possa trasformarsi in una serie ma dovrò trovare qualche casa editrice che possa avere la voglia e la possibilità di produrlo. Parallelamente a Penombra sto studiando un altro progetto che non c’entra nulla coi vampiri e mensilmente sto fornendo delle vignette umoristiche ad un giornale che esce a Ladispoli “Il curioso“. Vorrei fare tante cose e vorrei che questo diventasse il mestiere principale della mia vita e non più una “passione”. Ma bisogna lavorare duro e io mi sto rimboccando le maniche.

    Di Ivano Garofalo e Pasquale Vitolo

  • PQEDITORI PRESENTA: FABIANO AMBU

    Pubblicato il 27th settembre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Per gli amanti del sangue e delle serie vampireche, per tutti coloro che sanno riconoscere il disegno d’autore, oggi siamo lieti di presentare una delle migliori matite italiane, che riesce a realizzare delle avventure dampyriane  assolutamente uniche, come è unica per bellezza la sua Tesla. Qui per voi il “tormento ed estasi” della china, il grande Fabiano Ambu.

    Ci parli della sua formazione

    Fabiano Ambu: Ho frequentato l’accademia di belle arti per quattro anni, poi ho acquisito un diploma come architetto d’interni presso lo Ied (Istituto Europeo di Design). Il fumetto è sempre stata la mia passione, quando mi trasferii a Milano da Cagliari, andai in Bonelli e presentai alcune tavole, dopo quattro anni venni chiamato sulla serie su cui speravo di lavorare, cioè Dampyr.

    A quale scuola grafica o artista si ispira

    Fabiano Ambu: Guardo molto i fumettisti classici come Toppi, Battaglia; attualmente mi piace molto J.H.Williams III, che lavora per la DC Comics su Batwoman e Batman. Per quanto riguarda gli sfondi e le ambientazioni guardo il fumetto francese ma diciamo che osservo un po’ tutti gli stili e le soluzioni grafiche. Posso però affermare con certezza che la maggiore influenza sul mio tratto è data dalla passione verso le opere di Dino Battaglia.

    Quale ritiene essere l’elemento caratterizzante del suo tratto

    Fabiano Ambu: Credo che il mio tratto si caratterizzi per essere sporco, tendo molto ad utilizzare i neri e i grigi, per questo Dampyr è una serie che si adatta perfettamente alle mie caratteristiche stilistiche. Più avanti vorrei utilizzare una matita più pulita, sempre se il mio carattere me lo concede.

    Ci parli delle sue prime esperienze lavorative

    Fabiano Ambu: La mia prima esperienza lavorativa è stata L’Insonne con Giuseppe Di Bernardo.
    Giuseppe è un disegnatore di Diabolik, ha creato e sceneggiato le avventure di Desdy Metus (L’Insonne), questo fumetto ha dato visibilità a tanti disegnatori emergenti. Quando arrivai su L’Insonne era alla seconda edizione, devo dire che è stata dura perché credevo di poter fare tranquillamente 94 tavole, alla fine per completare il tutto mi dovettero affiancare un altro disegnatore, da giovani si pensa di spaccare il mondo eh eh. Il mio tratto allora era diverso rispetto ad oggi in quanto le matite erano più pulite e il tratteggio ancora acerbo, ma già si intravedeva qualcosa del mio stile attuale.

    Come è stato il primo impatto con il personaggio (Dampyr)

    Fabiano Ambu: Devo dire che graficamente Tesla e Kurjak li ho catturati subito, mentre il più complicato è stato proprio disegnare Harlan, malgrado fossi un accanito lettore.
    Ho cominciato a leggere Dampyr dai primi numeri, tanta era la passione per la serie che sono le uniche prove Bonelli che ho presentato, volevo realizzarne una storia a tutti i costi.
    Inoltre, io amo il modo di scrivere di Boselli, in realtà volevo lavorare su Harlan proprio per collaborare con lui e continua ad essere una grande esperienza formativa lavorare con Mauro ( Boselli), è testardo e orgoglioso quanto un sardo per questo ci lavoro bene. Harlan è complesso da disegnare, perché non è il classico bello, i tratti del volto sono particolari.

    Ci parli della casa di Faust

    Fabiano Ambu: La casa di Faust si trova a Praga ed è stato bellissimo sapere di lavorare ad un storia di Dampyr con quest’ambientazione. Su questa storia ho un aneddoto carino da raccontare, non avevo mai visto questa struttura, quindi mi dovevo basare su alcune fotografie, ad un certo punto per riequilibrare una vignetta dovetti disegnare un albero. Mauro Boselli mi disse – sé l’albero non c’è in quella piazza, lo devi togliere dalla vignetta – e alla fine, non sapendo se l’albero c’era o meno lo tolsi. Quando andai a Praga, andai a visitare questo posto “e l’albero c’era veramente”, questo per capire quanto è meticoloso e curato il lavoro su Dampyr e quanto rispetto c’è per i lettori. Devo dire che è stato un lavoro impegnativo, perché ho rappresentato personaggi in costume e ho dovuto, oltre la documentazione allegata alla sceneggiatura, fare molte ricerche ma per un ex scenografo è l’aspetto divertente del mestiere.

    La forza di Dampyr è la continuità degli intrecci narrativi, come cerca di far collimare il suo tratto con i disegnatori che l’hanno preceduta

    Fabiano Ambu: No, questo problema non si pone. Le ambientazioni devono essere simili in tutti gli albi, lo stile invece cambia, sono convinto che sia questa la forza di Dampyr, realizzare atmosfere gotiche, nebbiose ma dove ogni disegnatore può esprimere le proprie caratteristiche. Basta guardare Alessandro Bocci, che ha un tratto pulito e lineare, mentre io ho un tratto più sporco e graffiato, oppure Santucci, che invece utilizza delle inquadrature molto dinamiche ed un tratto alla Neal Adams.
    Dampyr è una serie che vanta veri talenti del fumetto e sono felice di far parte dello staff.

    Secondo lei cosa manca a Dampyr per raggiungere lo stesso successo editoriale di Tex o Dylan Dog

    Fabiano Ambu: Tex è come Superman, sono personaggi che fanno parte dell’immaginario collettivo, sono radicati in generazioni e generazioni di lettori. Per quanto riguarda Dylan Dog credo che sia stato molto importante il periodo storico in cui è nato, in quegli anni la gente voleva l’horror lo splatter e Sclavi è stato un maestro ad offrirgli tutto questo con splendide ambientazioni surreali. Sinceramente, credo che Dampyr non sia qualitativamente inferiore a queste testate lo dimostra che dopo dieci anni è ancora in salute ed in edicola.

    Quando vi sono contrasti sulla tavola come risolvete il problema

    Fabiano Ambu: Quando lavori con uno sceneggiatore/editor com’è Boselli l’ultima parola spetta a lui, di solito non abbiamo particolari discussioni. Può capitare di proporre un’inquadratura diversa rispetto alla sceneggiatura e la si valuta insieme se funziona. Con la redazione ho un ottimo rapporto, devo dire che l’ambiente Bonelli è molto familiare non ci si può trovare che bene.

    Ci parli dei suoi progetti futuri

    Fabiano Ambu: Adesso sto ultimando una storia di Dampyr, ho un con la Star Comics per una miniserie dove sono il creatore grafico e realizzo le cover. Mi dedico anche all’Artists Alley il gruppo di cui facciamo parte io, Marco Santucci e Alessandro Bocci, attraverso lo stand presente nelle varie fiere del fumetto diamo vita alle nostre auto produzioni, questo ci permette di sperimentare nuovi stili grafici.

    Di Ivano Garofalo e Pasquale Vitolo

  • INTERVISTA ESCLUSIVA AD ELENA CASAGRANDE

    Pubblicato il 22nd settembre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Ci parli della sua formazione

    Elena Casagrande: La mia formazione è iniziata alla scuola Internazionale di Comics di Roma, successivamente sono divenuta assistente di David Messina, un insegnante della scuola. Con lui ho incominciato a prendere contatti con la casa editrice americana IDW, ho incominciato a frequentare le fiere, come quella di New York, e così sono in contatto con la Marvel.

    A quale scuola grafica o artista si ispira in particolare

    Elena Casagrande: Inizialmente mi ispiravo alla scuola sudamericana, soprattutto a Risso con il suo gioco di bianchi e neri ed un segno molto pulito, per poi passare a Mignola sempre per la stessa scelta stilistica. Attualmente ho cambiato stile, mi sono avvicinata al fumetto Dago conoscendo Carlos Gomez, che ha un tratto più veloce e più fresco. Infine un autore che sto ammirando molto è Tommy Lee Edwards.

    Quale ritiene essere l’elemento caratterizzante del suo tratto

    Elena Casagrande: Oggi credo sia l’uso di tratto sporco e istintivo, che però definisce bene i contorni.

    Ci parli delle sue esperienze lavorative

    Elena Casagrande: Ho fatto un periodo di gavetta, come assistente all’inchiostrazione e alle matite. Successivamente ho ricevuto un lavoro dalla IDW, Ghost Whisperer, dove per la prima ho curato tutto da me, dall’inchiostrazione alla supervisione del colore. Da lì ho cominciato la mia carriera personale, inizialmente affiancando ancora qualche lavoro da assistente con progetti da “solista”, per poi dedicarmi del tutto titoli dove ero la disegnatrice ufficiale, come su Angel (IDW). Dal 2009 lavoro saltuariamente con la Marvel, nella speranza che possa diventare qualcosa di più continuativo.

    Ci parli della sua esperienza Italiana

    Elena Casagrande: In Italia ho avuto un’ esperienza abbastanza limitata, ho collaborato con Cronache di Topolinia e successivamente ho disegnato per la Star Comics per la quale ho realizzato la seconda parte di una storia, “La Strega di Jakara” sull’albo “Altri Mondi”, e una copertina per Jonathan Steele. Infine ho fatto due pagine per due numeri della rivista Mono edito dalla Tunuè.

    Come è stato l’impatto con la Marvel

    Elena Casagrande: All’inizio essendo sempre stato un gran “traguardo” da raggiungere, avevo un certo timore reverenziale. Tutto partì da una fiera che frequentai a New York dove conobbi Cebulski, al quale feci presente che avevo partecipato al ChesterQuest, un concorso da lui organizzato per trovare nuovi talenti, che però non vinsi. Trovandomi li gli presentai i miei lavori e lui mi disse di tenerci in contatto; poco dopo lo rincontrai a Mantova e da li incominciò questa mia collaborazione con la Marvel, che periodicamente mi invia lavori da svolgere.

    Come ha cercato di personalizzare un personaggio storico come Spiderman

    Elena Casagrande: In realtà di Spiderman ho fatto solo poche pagine: nella prima storia, “A Chemical Romance” su “Marvel Heartbreakers”, per renderlo al meglio ho cercato di divertirmi prima io, quindi ho avuto un approccio un po’ da fan, comunque rispettando i canoni del personaggio. Quando ho aiutato Sara Pichelli su Spieder-Man Ultimate, ho cercato di ricalcare il suo stile per dare all’albo una coerenza stilistica. Di totalmente mio c’è poco, perché essendo all’inizio ci vado con i piedi di piombo e con rispetto dei grandi artisti che mi hanno preceduto.

    Come è stato lavorare con gli editori italiani

    Elena Casagrande: Per la mia breve esperienza posso dire che per l’ottanta per cento il rapporto è stato positivo, anche se , di negativo c’è, che spesso si parla tanto ma quantizza poco. Poi avendo avuto la fortuna di avere sempre impegni con l’estero, non ho più fatto prove ne stretto contatti con editori italiani. Comunque posso dire che tale esperienza è stata abbastanza positiva.

    Quale personaggio non ha ancora realizzato ma vorrebbe realizzare e perché

    Elena Casagrande: Vorrei realizzare Batman, perché mi piace il personaggio, il fatto che lui stesso sia pazzo, che abbia una psicologia così complessa; inoltre, sono attratta dalle atmosfere gotiche, buie e dark che caratterizzano l’universo “dell’uomo pipistrello”

    Ci parli dei suoi progetti futuri

    Elena Casagrande: Adesso ho ultimato un numero di Hulk e spero c’è ne siano altri, inoltre sto lavorando per la IDW sulla terza serie di True Blood come inchiostratrice, e poi si vedrà.

    Di Ivano Garofalo e Pasquale Vitolo

  • DANIELA DI MATTEO SPECIAL

    Pubblicato il 19th settembre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Quest’oggi diamo inizio alla special dedicato ad una giovane, ma affermata e stimata artista salernitana, che lavora per il più grande editore francese, in esclusiva per voi vi proponiamo l’intervista a Daniela di Matteo.

    Ci parli della sua formazione

    Daniela Di Matteo: La mia formazione fumettistica è legata ai tre anni di fumetto alla scuola italiana di Comix di Napoli, dove mi iscrissi nel settembre 2006 in contemporanea con l’università.

    A quale scuola grafica o artista si ispira

    Daniela Di Matteo: Ho iniziato con il mito di Barbucci e Canepa, ed avendo avuto come insegnante Vincenzo Cucca sono stata attratta dallo stile Euro-Manga. Adesso sto rivolgendo la mia attenzione alla scuola Franco-Belga.

    Quale ritiene essere l’elemento caratterizzante del suo tratto

    Daniela Di Matteo: Premettendo che non si smette mai di evolvere e cambiare, sicuramente al momento mi caratterizza la linea chiara. Prediligo in assoluto l’utilizzo della matita, non amo l’utilizzo dell’inchiostro, anzi posso dire che ho un rapporto abbastanza conflittuale con la china, in quanto per me è come se fosse una copertura, un velo sul lavoro a matita.

    Ci parli delle sue prime esperienze lavorative

    Daniela Di Matteo: Il mio primo lavoro è stato per il mercato francese. Si trattava del primo volume di “Sideline”, pubblicato nel Novembre del 2009 da Petite Vague editions. Tempo qualche mese e questo stesso volume sarà ripubblicato da Hugo BD, con una nuova copertina ed un nuovo nome: “Business Football Club”. Il secondo numero uscirà nel mese di Marzo.

    Lei è un italiana che lavora in Francia, come sono considerati i disegnatori italiani oltralpe

    Daniela Di Matteo: Personalmente posso dire di aver avuto sempre a che fare con editori che hanno grande stima nei confronti dei disegnatori italiani, soprattutto perché ci considerano più veloci dei nostri colleghi transalpini. Ad esempio il mio ritmo è di una tavola al giorno, mentre è comune tra gli autori francesi metterci anche una settimana per una sola tavola…

    Lei sta lavorando alla realizzazione di “ Shadows on Vatican”, un videogame, che differenza vi è rispetto al fumetto

    Daniela Di Matteo: Sto lavorando alle “cutscene” del videogioco, ovvero alla parte che racconta la storia, non le scene d’azione. In pratica mi hanno chiesto di realizzare delle tavole, quindi nulla di diverso dal solito, ovvero sceneggiatura, layout e disegno. L’unica differenza è nello storyboard, in quanto non ho dovuto porre particolare attenzione alla costruzione della pagina, perché ogni vignetta verrà mostrata singolarmente e messa in movimento. In pratica per me quello che cambia è il risultato finale rispetto al fumetto.

    Quale personaggio non ha ancora realizzato ma vorrebbe realizzare e perché

    Daniela Di Matteo: In realtà mi piacerebbe realizzare una graphic-novel, con soggetto, sceneggiatura e disegno tutti miei, ma al momento non ho ancora pensato il tutto nei minimi dettagli.

    Quando vi sono contrasti su una tavola, tra lo sceneggiatore, l’editore e il disegnatore come cercate di risolvere il problema

    Daniela Di Matteo: Fino ad ora non mi è capitato di fare discussioni particolarmente accese in proposito… Generalmente, ognuno propone la propria interpretazione e si cerca di trovare la soluzione migliore per incrementare l’interesse del lettore e facilitargli la comprensione della storia.

    Si è sentito dire che spesso le disegnatrici donne vengono sottovalutate rispetto ai colleghi maschi, cosa ci può dire a riguardo

    Daniela Di Matteo: Sicuramente dal punto di vista numerico i disegnatori di sesso maschile sono la maggioranza, anche se credo che nei prossimi anni aumenteranno le donne nel campo. In effetti ho sentito dire che in Italia c’è una forma di discriminazione nei confronti delle disegnatrici, ma per quanto mi riguarda in Francia non ho mai avuto difficoltà, anzi posso dire che molte sono le donne che lavorano come me per Strawberry-Blackberry Collections. Collana di Soleil che è inoltre diretta da Audrey Guillotte Alias Audrey Alwett, editrice e sceneggiatrice di grande talento e carisma.

    Ci parli dei suoi progetti futuri

    Daniela Di Matteo: I miei progetti futuri sono in realtà i miei progetti attuali essendo di prossima uscita: il videogame “Shadows on Vatican”, il cui primo episodio uscirà ad inizio ottobre; la bande-dessinée “Petite Gensha” con Soleil ed infine il secondo numero di “Business Football Club” con Hugo BD. Questi ultimi verranno pubblicati nel marzo 2011.
    A dirla tutta, ci sono anche un paio di progetti in fase di costruzione… Magari ne riparleremo tra qualche mese!

    Di Garofalo Ivano e Vitolo Pasquale

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