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  • PQEDITORI PRESENTA: FABIANO AMBU

    Pubblicato il 27th settembre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Per gli amanti del sangue e delle serie vampireche, per tutti coloro che sanno riconoscere il disegno d’autore, oggi siamo lieti di presentare una delle migliori matite italiane, che riesce a realizzare delle avventure dampyriane  assolutamente uniche, come è unica per bellezza la sua Tesla. Qui per voi il “tormento ed estasi” della china, il grande Fabiano Ambu.

    Ci parli della sua formazione

    Fabiano Ambu: Ho frequentato l’accademia di belle arti per quattro anni, poi ho acquisito un diploma come architetto d’interni presso lo Ied (Istituto Europeo di Design). Il fumetto è sempre stata la mia passione, quando mi trasferii a Milano da Cagliari, andai in Bonelli e presentai alcune tavole, dopo quattro anni venni chiamato sulla serie su cui speravo di lavorare, cioè Dampyr.

    A quale scuola grafica o artista si ispira

    Fabiano Ambu: Guardo molto i fumettisti classici come Toppi, Battaglia; attualmente mi piace molto J.H.Williams III, che lavora per la DC Comics su Batwoman e Batman. Per quanto riguarda gli sfondi e le ambientazioni guardo il fumetto francese ma diciamo che osservo un po’ tutti gli stili e le soluzioni grafiche. Posso però affermare con certezza che la maggiore influenza sul mio tratto è data dalla passione verso le opere di Dino Battaglia.

    Quale ritiene essere l’elemento caratterizzante del suo tratto

    Fabiano Ambu: Credo che il mio tratto si caratterizzi per essere sporco, tendo molto ad utilizzare i neri e i grigi, per questo Dampyr è una serie che si adatta perfettamente alle mie caratteristiche stilistiche. Più avanti vorrei utilizzare una matita più pulita, sempre se il mio carattere me lo concede.

    Ci parli delle sue prime esperienze lavorative

    Fabiano Ambu: La mia prima esperienza lavorativa è stata L’Insonne con Giuseppe Di Bernardo.
    Giuseppe è un disegnatore di Diabolik, ha creato e sceneggiato le avventure di Desdy Metus (L’Insonne), questo fumetto ha dato visibilità a tanti disegnatori emergenti. Quando arrivai su L’Insonne era alla seconda edizione, devo dire che è stata dura perché credevo di poter fare tranquillamente 94 tavole, alla fine per completare il tutto mi dovettero affiancare un altro disegnatore, da giovani si pensa di spaccare il mondo eh eh. Il mio tratto allora era diverso rispetto ad oggi in quanto le matite erano più pulite e il tratteggio ancora acerbo, ma già si intravedeva qualcosa del mio stile attuale.

    Come è stato il primo impatto con il personaggio (Dampyr)

    Fabiano Ambu: Devo dire che graficamente Tesla e Kurjak li ho catturati subito, mentre il più complicato è stato proprio disegnare Harlan, malgrado fossi un accanito lettore.
    Ho cominciato a leggere Dampyr dai primi numeri, tanta era la passione per la serie che sono le uniche prove Bonelli che ho presentato, volevo realizzarne una storia a tutti i costi.
    Inoltre, io amo il modo di scrivere di Boselli, in realtà volevo lavorare su Harlan proprio per collaborare con lui e continua ad essere una grande esperienza formativa lavorare con Mauro ( Boselli), è testardo e orgoglioso quanto un sardo per questo ci lavoro bene. Harlan è complesso da disegnare, perché non è il classico bello, i tratti del volto sono particolari.

    Ci parli della casa di Faust

    Fabiano Ambu: La casa di Faust si trova a Praga ed è stato bellissimo sapere di lavorare ad un storia di Dampyr con quest’ambientazione. Su questa storia ho un aneddoto carino da raccontare, non avevo mai visto questa struttura, quindi mi dovevo basare su alcune fotografie, ad un certo punto per riequilibrare una vignetta dovetti disegnare un albero. Mauro Boselli mi disse – sé l’albero non c’è in quella piazza, lo devi togliere dalla vignetta – e alla fine, non sapendo se l’albero c’era o meno lo tolsi. Quando andai a Praga, andai a visitare questo posto “e l’albero c’era veramente”, questo per capire quanto è meticoloso e curato il lavoro su Dampyr e quanto rispetto c’è per i lettori. Devo dire che è stato un lavoro impegnativo, perché ho rappresentato personaggi in costume e ho dovuto, oltre la documentazione allegata alla sceneggiatura, fare molte ricerche ma per un ex scenografo è l’aspetto divertente del mestiere.

    La forza di Dampyr è la continuità degli intrecci narrativi, come cerca di far collimare il suo tratto con i disegnatori che l’hanno preceduta

    Fabiano Ambu: No, questo problema non si pone. Le ambientazioni devono essere simili in tutti gli albi, lo stile invece cambia, sono convinto che sia questa la forza di Dampyr, realizzare atmosfere gotiche, nebbiose ma dove ogni disegnatore può esprimere le proprie caratteristiche. Basta guardare Alessandro Bocci, che ha un tratto pulito e lineare, mentre io ho un tratto più sporco e graffiato, oppure Santucci, che invece utilizza delle inquadrature molto dinamiche ed un tratto alla Neal Adams.
    Dampyr è una serie che vanta veri talenti del fumetto e sono felice di far parte dello staff.

    Secondo lei cosa manca a Dampyr per raggiungere lo stesso successo editoriale di Tex o Dylan Dog

    Fabiano Ambu: Tex è come Superman, sono personaggi che fanno parte dell’immaginario collettivo, sono radicati in generazioni e generazioni di lettori. Per quanto riguarda Dylan Dog credo che sia stato molto importante il periodo storico in cui è nato, in quegli anni la gente voleva l’horror lo splatter e Sclavi è stato un maestro ad offrirgli tutto questo con splendide ambientazioni surreali. Sinceramente, credo che Dampyr non sia qualitativamente inferiore a queste testate lo dimostra che dopo dieci anni è ancora in salute ed in edicola.

    Quando vi sono contrasti sulla tavola come risolvete il problema

    Fabiano Ambu: Quando lavori con uno sceneggiatore/editor com’è Boselli l’ultima parola spetta a lui, di solito non abbiamo particolari discussioni. Può capitare di proporre un’inquadratura diversa rispetto alla sceneggiatura e la si valuta insieme se funziona. Con la redazione ho un ottimo rapporto, devo dire che l’ambiente Bonelli è molto familiare non ci si può trovare che bene.

    Ci parli dei suoi progetti futuri

    Fabiano Ambu: Adesso sto ultimando una storia di Dampyr, ho un con la Star Comics per una miniserie dove sono il creatore grafico e realizzo le cover. Mi dedico anche all’Artists Alley il gruppo di cui facciamo parte io, Marco Santucci e Alessandro Bocci, attraverso lo stand presente nelle varie fiere del fumetto diamo vita alle nostre auto produzioni, questo ci permette di sperimentare nuovi stili grafici.

    Di Ivano Garofalo e Pasquale Vitolo

  • INTERVISTA ESCLUSIVA AD ELENA CASAGRANDE

    Pubblicato il 22nd settembre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Ci parli della sua formazione

    Elena Casagrande: La mia formazione è iniziata alla scuola Internazionale di Comics di Roma, successivamente sono divenuta assistente di David Messina, un insegnante della scuola. Con lui ho incominciato a prendere contatti con la casa editrice americana IDW, ho incominciato a frequentare le fiere, come quella di New York, e così sono in contatto con la Marvel.

    A quale scuola grafica o artista si ispira in particolare

    Elena Casagrande: Inizialmente mi ispiravo alla scuola sudamericana, soprattutto a Risso con il suo gioco di bianchi e neri ed un segno molto pulito, per poi passare a Mignola sempre per la stessa scelta stilistica. Attualmente ho cambiato stile, mi sono avvicinata al fumetto Dago conoscendo Carlos Gomez, che ha un tratto più veloce e più fresco. Infine un autore che sto ammirando molto è Tommy Lee Edwards.

    Quale ritiene essere l’elemento caratterizzante del suo tratto

    Elena Casagrande: Oggi credo sia l’uso di tratto sporco e istintivo, che però definisce bene i contorni.

    Ci parli delle sue esperienze lavorative

    Elena Casagrande: Ho fatto un periodo di gavetta, come assistente all’inchiostrazione e alle matite. Successivamente ho ricevuto un lavoro dalla IDW, Ghost Whisperer, dove per la prima ho curato tutto da me, dall’inchiostrazione alla supervisione del colore. Da lì ho cominciato la mia carriera personale, inizialmente affiancando ancora qualche lavoro da assistente con progetti da “solista”, per poi dedicarmi del tutto titoli dove ero la disegnatrice ufficiale, come su Angel (IDW). Dal 2009 lavoro saltuariamente con la Marvel, nella speranza che possa diventare qualcosa di più continuativo.

    Ci parli della sua esperienza Italiana

    Elena Casagrande: In Italia ho avuto un’ esperienza abbastanza limitata, ho collaborato con Cronache di Topolinia e successivamente ho disegnato per la Star Comics per la quale ho realizzato la seconda parte di una storia, “La Strega di Jakara” sull’albo “Altri Mondi”, e una copertina per Jonathan Steele. Infine ho fatto due pagine per due numeri della rivista Mono edito dalla Tunuè.

    Come è stato l’impatto con la Marvel

    Elena Casagrande: All’inizio essendo sempre stato un gran “traguardo” da raggiungere, avevo un certo timore reverenziale. Tutto partì da una fiera che frequentai a New York dove conobbi Cebulski, al quale feci presente che avevo partecipato al ChesterQuest, un concorso da lui organizzato per trovare nuovi talenti, che però non vinsi. Trovandomi li gli presentai i miei lavori e lui mi disse di tenerci in contatto; poco dopo lo rincontrai a Mantova e da li incominciò questa mia collaborazione con la Marvel, che periodicamente mi invia lavori da svolgere.

    Come ha cercato di personalizzare un personaggio storico come Spiderman

    Elena Casagrande: In realtà di Spiderman ho fatto solo poche pagine: nella prima storia, “A Chemical Romance” su “Marvel Heartbreakers”, per renderlo al meglio ho cercato di divertirmi prima io, quindi ho avuto un approccio un po’ da fan, comunque rispettando i canoni del personaggio. Quando ho aiutato Sara Pichelli su Spieder-Man Ultimate, ho cercato di ricalcare il suo stile per dare all’albo una coerenza stilistica. Di totalmente mio c’è poco, perché essendo all’inizio ci vado con i piedi di piombo e con rispetto dei grandi artisti che mi hanno preceduto.

    Come è stato lavorare con gli editori italiani

    Elena Casagrande: Per la mia breve esperienza posso dire che per l’ottanta per cento il rapporto è stato positivo, anche se , di negativo c’è, che spesso si parla tanto ma quantizza poco. Poi avendo avuto la fortuna di avere sempre impegni con l’estero, non ho più fatto prove ne stretto contatti con editori italiani. Comunque posso dire che tale esperienza è stata abbastanza positiva.

    Quale personaggio non ha ancora realizzato ma vorrebbe realizzare e perché

    Elena Casagrande: Vorrei realizzare Batman, perché mi piace il personaggio, il fatto che lui stesso sia pazzo, che abbia una psicologia così complessa; inoltre, sono attratta dalle atmosfere gotiche, buie e dark che caratterizzano l’universo “dell’uomo pipistrello”

    Ci parli dei suoi progetti futuri

    Elena Casagrande: Adesso ho ultimato un numero di Hulk e spero c’è ne siano altri, inoltre sto lavorando per la IDW sulla terza serie di True Blood come inchiostratrice, e poi si vedrà.

    Di Ivano Garofalo e Pasquale Vitolo

  • M.I UNDERGROUND

    Pubblicato il 21st settembre, 2011 pqeditori Nessun commento

    I PERSONAGGI PRINCIPALI:

    Rha Kim, un pianista cieco, è il capo del gruppo.
    È il primo a rendersi conto che qualcosa non va nella società odierna e deve fare qualcosa per rimediare.
    Il suo “talento” è quello di poter imporre la sua volontà sulle altre persone e costringerle a fare quello che vuole. Un po’ come quelle persone che manipolano sapientemente il pubblico per farle pensare nello stesso modo: politici, religiosi… Un potere assoluto che per fortuna è toccato a lui.
    Immigrato da una zona sperduta del Congo, è arrivato in Italia per cambiare vita e permettere alla sua famiglia di raggiungerlo.

    Leone, il braccio del gruppo, grande amico di Rha Kim.
    Ha una forza sovraumana che lui vede una maledizione, infatti per colpa della sua forza, abbinata all’alcool, ha perso sua moglie e sua figlia. Il senso di colpa lo ha allontanato dalla società e relegato nei bassi fondi di Milano.
    Comunità, bottiglie scolate e un vuoto interiore che lo sta portando alla distruzione lo portano a conoscere Rha Kim.
    In cerca di una sorta di espiazione si affianca al pianista per ripulire la città dai peccatori.

    Ninja, l’uomo senza un passato.
    È sostanzialmente un fantasma, un non morto.
    Uscito dalla sua tomba, non si ricorda che cosa gli è successo, sa solo che ha una gran fame di carne umana. Ma la razionalità lo porta a resistere e lo spinge verso la soluzione dell’enigma.
    La sua famiglia sembra averlo dimenticato e una società segreta sembra volerlo per uno squallido gioco all’ultimo sangue.
    Desiderio, mancanza di ricordi e voglia di vendetta lo portano obbligatoriamente ad unirsi al gruppo per “vivere”.

    Tania, la fanciulla che nasconde un segreto.
    Sembra una normale ragazza che si fa in quattro per mantenersi il lavoro di cameriera.
    Però una persona così in una città che sta diventando sempre più pericolosa, non ha una vita facile.
    Le gang di strada non sanno che ha un segreto: è stata maledetta da una strega quando era in vacanza con la famiglia. Dentro di lei è stato sigillato un demone che si scatena quando lei perde il controllo.
    Diventerà una pedina fondamentale per la setta.
    Una giocatrice che non ha controllo e da cui ci si può aspettare di tutto.

    TEMATICA TRATTA:

    Sostanzialmente è un enorme avventura super-eroistica, però ambientata in Italia. In particolare a Milano.
    Per quanto le istituzioni ci vogliano far credere che siamo rimasti nella società del dopo guerra, le metropoli, ops le città, stanno diventando multietniche, con tutti i pro e i contro della situazione.
    Pro e contro da entrambe le parti, chiariamo.
    Quindi problemi già esistenti si affiancano a nuove problematiche e sembra che nessuno voglia farci nulla e come per la mitologia Greca ecco che arrivano dei campioni a sistemare le cose.
    Però al contrario di Batman, Iron Man e Capitan America (personaggi ricchi e accettati dalla società) quelli che si muovono sono quelli che le difficoltà le vedono realmente tutti i giorni: un barbone, un immigrato, una ragazzina che lavora come una cameriera e una persona che ormai non ha nulla da perdere.
    Una sorta di scintilla, di rivoluzione che parte dal basso.

    AMBIENTE E TEMPO DELLA NARRAZIONE:

    Assolutamente siamo nel presente.
    Ok, quello che leggerete per un fattore di creazione, stampa e distribuzione, risulterà storia vecchia, ma sicuramente tratteremo di problematiche moderne. Nel periodo incerto che stiamo vivendo e in una città considerata il traino dell’economia Italiano.
    Dove tutto può nascere o morire: Milano.

    STILE GRAFICO:

    Nonostante si parlasse di super-eroi non ho cercato di dare lo stesso impatto visivo.
    Volevo qualcosa di un po’ diverso da quello che siamo abituati a vedere, soprattutto in Italia.
    Così ho ottenuto uno stile fresco e molto grafico che riprendeva lo stile dei cartoni animati degli anni ’80 e ’90. Vi ricordate gli Street Sharks e le “ever green” Tartarughe Ninja?

    CURIOSITA’ SUI PERSONAGGI:

    Per ogni personaggio mi sono ispirato alle biografie di attori e cantanti famosi.
    Non che da personaggi che rincorrono il nostro immaginario.
    Per fare alcuni nomi Ray Charles, Stewe MQueen, Bruce Lee…
    Non devo dirvi io a chi ho abbinato le biografie.

    PREZZO E POSSIBILITA’ DI ACQUISTO:

    Il volume costa 6€ e lo potete ordinare
    dall’autore
    [email protected]
    Oppure alla nostra mail:
    [email protected]

    Di Garofalo Ivano

  • UNA DOVEROSA PRECISAZIONE SU MARTIN MYSTERE

    Pubblicato il 20th settembre, 2011 pqeditori 4 commenti

    Domenica decidemmo di pubblicare un’articolo sulla chiusura di Martin Mystere, ma nessuno di noi si sarebbe mai aspettato tante polemiche ed offese.

    La notizia pubblicata si basa su solide fonti e dati oggettivi e non su una presunta ricerca di gonfiare gli ascolti. Non possiamo rivelare le nostre fonti per correttezza, ma vi possiamo offrire un dato oggettivo, che dovrebbe far riflettere.

    Un’albo Bonelli si compone di 94 tavole, per ogni tavola l’editore paga 140 euro, almeno su Martin Mystere, poi si devono aggiungere i costi della sceneggiatura, del letterista e della cover, che non costa meno di 500 euro. A questi costi si devono aggiungere i costi della testata, ovvero degli amministrativi, che vi lavorano.

    Un buon 30% del costo di copertina deve essere impiegato per la stampa, successivamente vi sono i costi di distribuzione; ma non finisce qui, all’editolante spetta il 10% del prezzo di copertina e nel compito si devono inserire, anche gli oneri fiscali.

    In questa situazione la Sergio Bonelli Editore per raggiungere il punto di pareggio tra costi e ricavi deve vendere circa 35 mila copie al mese di ogni testata.

    Il buon prof. Mystere si attesta stabilmente al disotto delle 30.000, quindi risulta in perdita ed è questo il motivo, che lo porterà alla chiusura.

    Se quanto scritto risulta infondato vi invitiamo a segnalarci l’errore e non tarderemo a rettificare.

    Ci scusiamo con i nostri affezionati lettori per aver stravolto l’ordine annunciato delle pubblicazioni, ma era una doverosa precisazione.

    Di Garofalo Ivano

  • DANIELA DI MATTEO SPECIAL

    Pubblicato il 19th settembre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Quest’oggi diamo inizio alla special dedicato ad una giovane, ma affermata e stimata artista salernitana, che lavora per il più grande editore francese, in esclusiva per voi vi proponiamo l’intervista a Daniela di Matteo.

    Ci parli della sua formazione

    Daniela Di Matteo: La mia formazione fumettistica è legata ai tre anni di fumetto alla scuola italiana di Comix di Napoli, dove mi iscrissi nel settembre 2006 in contemporanea con l’università.

    A quale scuola grafica o artista si ispira

    Daniela Di Matteo: Ho iniziato con il mito di Barbucci e Canepa, ed avendo avuto come insegnante Vincenzo Cucca sono stata attratta dallo stile Euro-Manga. Adesso sto rivolgendo la mia attenzione alla scuola Franco-Belga.

    Quale ritiene essere l’elemento caratterizzante del suo tratto

    Daniela Di Matteo: Premettendo che non si smette mai di evolvere e cambiare, sicuramente al momento mi caratterizza la linea chiara. Prediligo in assoluto l’utilizzo della matita, non amo l’utilizzo dell’inchiostro, anzi posso dire che ho un rapporto abbastanza conflittuale con la china, in quanto per me è come se fosse una copertura, un velo sul lavoro a matita.

    Ci parli delle sue prime esperienze lavorative

    Daniela Di Matteo: Il mio primo lavoro è stato per il mercato francese. Si trattava del primo volume di “Sideline”, pubblicato nel Novembre del 2009 da Petite Vague editions. Tempo qualche mese e questo stesso volume sarà ripubblicato da Hugo BD, con una nuova copertina ed un nuovo nome: “Business Football Club”. Il secondo numero uscirà nel mese di Marzo.

    Lei è un italiana che lavora in Francia, come sono considerati i disegnatori italiani oltralpe

    Daniela Di Matteo: Personalmente posso dire di aver avuto sempre a che fare con editori che hanno grande stima nei confronti dei disegnatori italiani, soprattutto perché ci considerano più veloci dei nostri colleghi transalpini. Ad esempio il mio ritmo è di una tavola al giorno, mentre è comune tra gli autori francesi metterci anche una settimana per una sola tavola…

    Lei sta lavorando alla realizzazione di “ Shadows on Vatican”, un videogame, che differenza vi è rispetto al fumetto

    Daniela Di Matteo: Sto lavorando alle “cutscene” del videogioco, ovvero alla parte che racconta la storia, non le scene d’azione. In pratica mi hanno chiesto di realizzare delle tavole, quindi nulla di diverso dal solito, ovvero sceneggiatura, layout e disegno. L’unica differenza è nello storyboard, in quanto non ho dovuto porre particolare attenzione alla costruzione della pagina, perché ogni vignetta verrà mostrata singolarmente e messa in movimento. In pratica per me quello che cambia è il risultato finale rispetto al fumetto.

    Quale personaggio non ha ancora realizzato ma vorrebbe realizzare e perché

    Daniela Di Matteo: In realtà mi piacerebbe realizzare una graphic-novel, con soggetto, sceneggiatura e disegno tutti miei, ma al momento non ho ancora pensato il tutto nei minimi dettagli.

    Quando vi sono contrasti su una tavola, tra lo sceneggiatore, l’editore e il disegnatore come cercate di risolvere il problema

    Daniela Di Matteo: Fino ad ora non mi è capitato di fare discussioni particolarmente accese in proposito… Generalmente, ognuno propone la propria interpretazione e si cerca di trovare la soluzione migliore per incrementare l’interesse del lettore e facilitargli la comprensione della storia.

    Si è sentito dire che spesso le disegnatrici donne vengono sottovalutate rispetto ai colleghi maschi, cosa ci può dire a riguardo

    Daniela Di Matteo: Sicuramente dal punto di vista numerico i disegnatori di sesso maschile sono la maggioranza, anche se credo che nei prossimi anni aumenteranno le donne nel campo. In effetti ho sentito dire che in Italia c’è una forma di discriminazione nei confronti delle disegnatrici, ma per quanto mi riguarda in Francia non ho mai avuto difficoltà, anzi posso dire che molte sono le donne che lavorano come me per Strawberry-Blackberry Collections. Collana di Soleil che è inoltre diretta da Audrey Guillotte Alias Audrey Alwett, editrice e sceneggiatrice di grande talento e carisma.

    Ci parli dei suoi progetti futuri

    Daniela Di Matteo: I miei progetti futuri sono in realtà i miei progetti attuali essendo di prossima uscita: il videogame “Shadows on Vatican”, il cui primo episodio uscirà ad inizio ottobre; la bande-dessinée “Petite Gensha” con Soleil ed infine il secondo numero di “Business Football Club” con Hugo BD. Questi ultimi verranno pubblicati nel marzo 2011.
    A dirla tutta, ci sono anche un paio di progetti in fase di costruzione… Magari ne riparleremo tra qualche mese!

    Di Garofalo Ivano e Vitolo Pasquale

  • MARTIN MYSTERE CHIUDE

    Pubblicato il 18th settembre, 2011 pqeditori 4 commenti

    Martin Mystere nasce nel lontano 1982 dalla penna di Alfredo Castelli, il caro zio Martin rappresenta il punto di rottura tra le serie classiche bonelliane (Tex, Zagor) e apre un nuovo ciclo, che porta a personaggi come Dylan Dog e Nathan Never.

    Martin Mystere ha un grande successo di pubblico, a tal punto che, gli è stata dedicata  una serie animata prodotta in Francia, ma oggi i tempi sono cambiati. Per diversi motivi la testata ha subito una grossa contrazione di lettore. Un po’ di tempo fa, per contenere le perdite è stata trasformata da mensile a bimestrale, ma temiamo che quest’ azione non sia stata sufficiente. Infatti, abbiamo saputo da una fonte molto attendibile, che l’anno prossimo il biondo professore scomparirà dalle edicole italiane, in quanto la testata chiuderà definitivamente i battenti.

    Riteniamo questo evento un nuovo smacco all’arte italica nel campo delle nuvole parlanti, perdere un personaggio cosi unico nel panorama mondiale, in un periodo dove l’archeologia del mistero sembra essere di gran moda, pone tutti  di fronte ad una riflessione sull’attuale modo di fare impresa culturale in Italia.

    Di Garofalo Ivano

  • SPECIAL ANTONIO BIFULCO: IL MOVIMENTO

    Pubblicato il 17th settembre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Vi presentiamo l’ultima parte dello speciale sull’artista napoletano, che ha fatto proseliti negli USA, il nostro amico Antonio Bifulco vi introdurrà nel mondo della tecnica del disegno, in particolare in un degli aspetti più complessi da realizzare, il movimento.

    Antonio Bifulco: Riuscire a comunicare il movimento è sempre stata materia ostica per generazioni di disegnatori. Riuscire a dare il senso del movimento ad una figura non è cosa semplice, a parte le linee cinetiche del cui utilizzo i giapponesi sono maestri, può capitare che mentre si realizza il disegno questa sensazione sembra essersi trasmessa alle figure, ma durante la fase di “ripulitura”, il tutto può apparire più statico. Riuscire a mantenere questo senso di movimento si collega ad un grande studio dal vivo, di quelli che possono essere i gesti del corpo umano o di un animale e in generale di tutto il mondo che ci circonda. Dal punto di vista tecnico si deve tenere attenzione allo spazio, alla struttura stessa delle vignette, all’ambientazione e alle giuste dimensioni e posizioni che deve avere la figura in movimento. In effetti non credo che vi sia una regola teorizzabile e valida in assoluto, l’unica cosa possibile è disegnare figure in movimento e studiare il reale movimento delle cose, finche non ci sembra di raggiungere il risultato voluto.

    Di Garofalo Ivano e Vitolo Pasquale

  • PQEDITORI IN ESCLUSIVA PRESENTA: ANTONIO BIFULCO

    Pubblicato il 13th settembre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Ci parli della sua formazione

    Antonio Bifulco: Dopo essermi diplomato al liceo classico mi iscrissi alla facoltà di scienze naturali. Mentre frequentavo il secondo anno, venni convinto da alcuni amici ad iscrivermi all’accademia. Durante il periodo dell’accademia conobbi Ernesto Pugliese, disegnatore di Brendon che mi diede numerose indicazioni sul disegno e sul mondo del fumetto, ed ancora oggi lo definisco il mio supervisore esterno.

    A quale scuola grafica o artista si ispira

    Antonio Bifulco: All’inizio della mia carriera mi ispiravo a vari disegnatori americani come Micheal Turner, Jim Lee, e ai disegnatori di corpi femminili come Campbell, Adam Hughes; successivamente approfondendo gli studi anatomici ho riscoperto disegnatori italiani come Claudio Villa e il mio maestro Ernesto Pugliese che in un primo momento avevo tenuto in secondo piano, a questi ho affiancato anche alcuni autori della corrente realista americana ed inglese.

    Quale ritiene essere l’elemento attrattivo del tratto supereroi stico

    Antonio Bifulco: Il dinamismo, come diceva Manara in occasione del suo lavoro con Claremont sugli X-Men, l’elemento più difficile da approcciare nel comics è il dinamismo dei personaggi e delle tavole. Quando si guarda un film prettamente americano lo spettatore deve rimanere incollato alla sedia per seguire il susseguirsi delle scene, lo stesso concetto è visibile anche nel mondo del fumetto americano.

    Quale ritiene essere l’elemento caratterizzante del suo tratto

    Antonio Bifulco: Quando ero all’inizio della mia carriera la cose che mi venivano, quasi sempre, poste come “punti di forza” delle  mie tavole erano il lay-out e la cura dei dettagli, per quanto riguardava il primo ci si riferiva, in particolare, alla capacità di rendere immediatamente leggibili le azioni/avvenimenti principali della tavola nel modo più naturale, scorrevole e rapido possibile. Per quanto riguardava il secondo ci si riferiva alla particolare cura o quantità di dettagli più “subdoli” che riuscivo ad infilare in ogni singola vignetta o nella totalità della tavola che aiutavano il lettore a meglio comprendere aspetti meno evidenti o meno immediati di ciò che veniva raccontato nella tavola. Come già menzionato in precedenza ho sempre cercato di dare massima importanza al lay-out in qualità di base di partenza  e struttura portante della tavola.

    Ci parli delle sue prime esperienze professionali

    Antonio Bifulco: La prima esperienza professionale è stata presso una piccola casa editrice di Aversa (provincia di Caserta), dove entrai come chinatore e colorista, per poi passare al layout e alle matite. Presso questa casa editrice sono stato colorista in una testata, matitista in un’altra e layouter in una terza; le produzioni erano abbastanza varie, si andava dal supereroi stico al fantasy per approdare a testate a tema storico e western. Dal punto di vista editoriale l’esperienza non fu straordinaria, perché la distribuzione degli albi fu alquanto circoscritta, ma mi permise di partecipare a manifestazioni e convention come addetto ai lavori e non semplice lettore. La qual cosa mi permise di stringere i rapporti con i primi editori importanti.

    Lei ha lavorato con realtà estere molto importanti, come è relazionarsi con certi colossi del settore

    Antonio Bifulco: Il primo incarico per un editore estero fu per la Universal come Concept Artist, si trattava di una produzione cinematografica, per me significava affrontare un lavoro nuovo rispetto alla mia esperienza avuta con il fumetto. Inoltre lavorare con gli americani, in particolare con certi colossi incute sempre un po’ di timore, ma l’esperienza fu molto positiva. Successivamente ho lavorato per la DC Comics con lo sceneggiatore John Escobales e numerose collaborazioni freelance con case editrici più o meno importanti. La cosa che più mi ha colpito è stata la grande richiesta di tavole in tempi ristretti, senza però intaccare la qualità del lavoro.

    Ci parli del suo ultimo lavoro Tales from Neverland

    Antonio Bifulco: Durante il San Diego Comic-Con del 2009 mi venne proposto dalla Zanescope di realizzare Agon, attualmente questa serie è stata sospesa in attesa di un periodo editoriale più favorevole. Contemporaneamente mi occupavo come caracter desiner dei personaggi della serie Neverland. Al New York Comic-Con del 2010 la Zanescope mi propose di lavorare su Tales from Neverland. Appena tornai a casa cominciai a realizzare il lavoro, in quanto i tempi erano molto ristretti, tant’è vero che alcune tavole sono state affidate ad un altra disegnatrice europea. Lavorare su questa miniserie è stato molto gratificante, perché la copertina è di Al Rio che è un dei miei disegnatori preferiti.

    Quando vi sono contrasti sulla realizzazione di una tavola tra il disegnatore, lo sceneggiatore o la redazione come si cerca di risolvere la problematica

    Antonio Bifulco: Per antonomasia l’editore ha sempre l’ultima parola, in quanto è lui che investe sul progetto e applica la sua etichetta all’opera. Di solito, la discussione si riduce tra lo sceneggiatore e il disegnatore, dove il disegnatore propone alcuni esempi su come sia possibile realizzare la cosa e si riesce a capire qual è il modo migliore di farla, ovviamente quando lo sceneggiatore o l’editore si puntano su una data vignetta il disegnatore deve cercarli di accontentarli.

    Cosa ne pensa delle trasposizioni cinematografiche dei fumetti

    Antonio Bifulco: Il cinema sta dando una grande mano al fumetto, in quanto riesce ad avvicinare un pubblico vastissimo ai nuovi personaggi o filoni narrativi. Ovviamente, quando si affrontano personaggi come Spiderman, I Fantastici 4 o nel cosa più italiano Dylan Dog, sono personaggi che hanno una genealogia molto complessa, che derivano da periodi culturali e filoni artistici anche molto lontani nel tempo, il che rende molto difficile realizzare un prodotto che metta d’accordo i vari tipi di fan. Sono convinto che i film tratti dai fumetti hanno il compito di attrarre nuova gente verso un dato personaggio,e non solo chi già lo conosceva e lo amava attraverso i fumetti. Inoltre, i fan di un dato eroe di carta dovrebbero essere soddisfatti di vedere che grandi mayor investano tanto tempo e risorse per dar vita all’eroe preferito.

    Ci parli dei sui progetti futuri

    Antonio Bifulco: Attualmente sto lavorando su “The Complex” con lo sceneggiatore Ryan Matta per Image, del quale abbiamo ultimato il primo numero, questo progetto mi terrà occupato ancora per un po’ di tempo. L’altro progetto al quale mi sto dedicando è per la DC con la collaborazione di Escobales alla sceneggiatura, al momento non posso dire molto, tranne che non sarà un superoistico, ma si svolge in quella parte dell’universo DC che si occupa di spionaggio, pirateria, terrorismo ecc… Infine ci sono alcuni progetti freelance da realizzare, ma essendo solo alle fasi iniziali preferisco non parlarne.

    Di Garofalo Ivano e Vitolo Pasquale

  • LUIGI SINIS E LA TAVOLETTA GRAFICA

    Pubblicato il 12th settembre, 2011 pqeditori Nessun commento

    L’utilizzo di programmi di grafica e di una tavoletta grafica come influenza la buona riuscita di un disegno, o illustrazione? …Che differenza c’è tra un disegno alla vecchia maniera disegnato, inchiostrato e colorato a Mano e il disegnare con un pennino ottico, direttamente su un programma grafico e colorarlo con lo stesso programma? Cosa preferisci?

    Luigi Sinis: Il lato più venale di me risponderebbe che un disegno originale puoi venderlo ad un appassionato, fatto al computer, anche se ad altissima risoluzione, no. Ma sono serio e ti dico che per quanto mi riguarda è la stessa identica cosa; di certo se non fossi in grado di ”tenere la matita in mano”, gestire un pennino o un pennello Da Vinci numero tre, di sicuro non sarei capace di disegnare con una penna e tavoletta grafica.

    Il processo è lo stesso e la computer grafica di certo non facilita la buona riuscita di un disegno.

    Negli anni ’80, quando nell’ illustrazione imperversava l’uso dell’ aerografo, si sono visti tanti brutti lavori, sintomo di una scarsa conoscenza del disegno, della massa, dei volumi e quindi dei chiaroscuri.

    A mio avviso non basta avere programmi di grafica che imitano il segno del pennello o del pennino se non si è in grado di usare i rispettivi mezzi “nella realta”; con una scarsa conoscenza delle tecniche grafiche la battaglia è persa dal principio.

    Per me lavorare con la tavoletta grafica è un diversivo, un modo per sperimentare, non un miglioramento o un sistema  per velocizzare il lavoro.

    Il sistema che preferisco? Entrambi li metto sullo stesso piano.

    Di Garofalo Ivano

  • IL FUMETTO ITALIANO: QUESTO SCONOSCIUTO

    Pubblicato il 11th settembre, 2011 pqeditori Nessun commento

    Spesso si sente parlare della crisi del fumetto made in italy, noi più che di crisi o declino preferiamo considerarlo un periodo complicato, in quanto consideriamo la produzione nostrana abbastanza ricca di risorse da poter superare tali difficoltà.

    Un nostro caro lettore ha scritto una mail nella quale, a nostro umile parere, è contenuta la chiave di lettura di questo momento difficile.

    Vi proponiamo uno stralcio:

    “Vi devo ringraziare, perchè, grazie a voi ho conosciuto un fumetto stupendo, Brendon. Sono anni che leggo manga giapponesi e perfino coreani, ma non sapevo nulla di questo splendido fumetto italiano. I disegni sono bellissimi, sembrano dipinti e poi questo Chiaverotti sa proprio scrivere. Mi potete …….”

    La cosa forse peggiore per il fumetto italiano è, che non si tratta di un caso isolato, ma sono arrivate qualche decina di mail simili riguardanti vari personaggi come Brendon, Dampyr, Iron Cops ed altri. A seguito di ciò siamo sempre più convinti, che il nostro prodotto nazionale sconta una politica editoriale troppo antiquata, forse puntare sulla sua promozione oltre la cerchia degli appassionati potrebbe garantirgli un forte rilancio.

    Di Garofalo Ivano

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